Tropico Hotel

Non mi è capitato spesso nei miei viaggi in Africa di alloggiare in Hotel di lusso. Ma qualche volta – quando i miei committenti se lo potevano permettere, o quando, per esempio, mi sono state affidate costose attrezzature televisive – ho potuto concedermelo. Dai miei appunti di viaggio è affiorato questo breve racconto.

“Tropico Hotel”. Il nome lascerebbe pensare ad un alberghetto a pensione completa della costa romagnola i cui proprietari hanno deciso di attirare clienti evocando luoghi esotici, oppure un hotel che si affaccia realmente su una spiaggia di sabbia bianca, con palme spioventi sul mare e surfisti che si sprecano in evoluzioni spettacolari sul biancheggiare delle onde oceaniche. Niente di tutto questo: IL Tropico Hotel è nel centro di Luanda, capitale dell’Angola, paese devastato da una sanguinosa guerra civile e dove oggi – sebbene la crescita economica viaggi a livelli invidiabili – la stragrande maggioranza della popolazione vive ancora nella miseria più disarmante. Eppure il Tropico Hotel è un hotel di lusso, anzi di più. Costo di una camera nel 2004 duecentocinquanta dollari. Aria condizionata, piscine, massaggi, tre ristoranti, sala da ballo, night club, palestra… e certamente, nel tentativo di fare una lista completa degli optional, si dimentica qualcosa. Per chi non è abituato a questi lussi, la cosa più imbarazzante è la totale disponibilità di servitori, facchini, camerieri. Appena varcata la porta a vetri dell’ingresso per esempio dimenticatevi il vostro bagaglio, diventa proprietà di silenziosi e servizievoli uomini in livrea verde con tanto di cappello a visiera. Praticamente ve lo strapperanno gentilmente, ma decisamente, di mano. Lo terranno a vista mentre sbrigate le formalità alla reception e poi vi guideranno in camera. Li vedrete barcollare sotto il peso delle vostre valige e non c’è verso di spiegare loro che possono anche lasciarvene portare una. Troveranno il modo di piazzarle in ascensore in modo che rimanga ampio spazio perché voi saliate e vi possiate muovere comodamente. Lesti come un fulmine, appena l’ascensore si ferma, vi impediranno di afferrare qualunque bagaglio. Vi lasceranno lo spazio per uscire e, arrancando sotto il peso vi condurranno di fronte alla vostra camera. Hanno fatto tutto loro, ma ora che si sono tirati dietro la porta e vi hanno lasciato, tutto solo, con i vostri bagagli li guardate e vi sentite affaticati molto di più che se li aveste portati voi. Vi accorgerete che l’uomo in divisa se ne è andato ancor prima di lasciarvi il tempo di realizzare che bisognava lasciargli la mancia. Così alla fatica virtuale dovete aggiungere una mortificazione reale. Se poi, dopo una sbirciata al bagno (è sempre la prima cosa che si fa in hotel), vi affacciate alla finestra vi rendete conto di essere in una bolla. La vita, quella vera, è là fuori, e quelle donne con i cesti di baguette sul capo sembrano farfalle

1 comment for “Tropico Hotel

  1. Gisela Hein
    20 luglio 2012 at 11:28

    Grazie xquesto “spunto di riflessione”.
    Mi piace la descrizione/ il racconto xke , chiudendo gli occhi mi permette d’immergermi in un altro mondo… Da conoscere, da scoprire, mai da giudicare

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