Tubercolosi: una malattia di classe

imagesOggi è la giornata internazionale contro la tubercolosi. Una malattia che non fa clamore, come per esempio Ebola, proprio in questi giorni, che ha provocato una sessantina di morti in Guinea.

La notizia di Ebola è stata ripresa da quasi tutte le principali agenzie internazionali ed è monitorata con attenzione. Se i casi aumentassero, e se il virus si diffondesse in un area più vasta di certo ne parlerebbero i giornali, si intervisterebbero esterti, si farebbero approfondimenti.

La tubercolosi invece non gode di questo appeal. Eppure i morti per tubercolosi sono molti, molti di più tanto che questa malattia rappresenta – ancora oggi che è curabile dato che ci sono i farmaci per debellarla, che questi sono accessibili e di costo relativamente basso – una emergenza sanitaria, in particolare in Africa.

La tubercolosi uccide ogni anno un milione e 600 mila persone nel mondo. Numeri che fanno di questa malattia l’infezione più mortale del pianeta dopo l’Aids e prima della malaria.

La tubercolosi poi ha una caratteristica che la rende di classe. Intendo dire che colpisce i più poveri.

Chi vive in condizioni di povertà estrema, infatti, è spesso indebolito dalla denutrizione ed è quindi più esposto alla tubercolosi. Lo scarso accesso sia alle cure che a un ambiente salubre, inoltre, impediscono una veloce guarigione e aumentano i rischi di trasmettere la malattia ad altre persone.

Il legame tra povertà e tubercolosi è ulteriormente rafforzato dalla presenza dell’Hiv. Le due malattie sono sempre più le facce di una stessa medaglia. Si stima che più di dieci milioni di persone nel mondo siano infette sia dal virus dell’Hiv sia dal bacillo di Koch. La tubercolosi diventa così la prima causa di morte tra i malati di Aids.

Insomma la giornata internazionale contro la tubercolosi meriterebbe almeno altrettanto interesse di quanto se ne è prestata ad altre “giornate internazionali” come per esempio quella, recentissima, sull’acqua, o quella sulla memoria.

E certamente la tubercolosi meriterebbe un posto di primo piano tra malattie molto più “fotogeniche” come l’Aids, Ebola, il Cancro….

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