Tunisia: un bel premio Nobel

E’ un bel premio Nobel quello assegnato quest’anno dal comitato con sede in Norvegia. E’ andato al quartetto per il dialogo nazionale in Tunisia per – e questa è la motivazione ufficiale con la quale è stato assegnato – “il suo decisivo contributo alla costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia alla luce della rivoluzione dei gelsomini nel 2011”.

Il quartetto è formato da quattro organizzazioni della società civile: il sindacato generale dei lavoratori Ugtt, il sindacato patronale Utica, l’Ordine degli avvocati e la Lega Tunisina per i Diritti Umani. Loro hanno consentito in buona parte a mantenere la Tunisia libera dalla egemonizzazione dell’estremismo islamico che spesso diventa poi armato e radicale. E hanno contribuito a non fare scivolare il paese nell’autoritarismo e nella dittatura.

La Tunisia è una specie di simbolo. Una dimostrazione che si può perseguire la democrazia anche dovendo farlo in un Maghreb che ha visto fallire le proprie rivolte, o le ha viste abortire sul nascere. La Tunisia è riuscita a sbarazzarsi di un dittatore terribile come Ben Alì. E’ riuscita ad avviarsi verso la democrazia e la partecipazione nonostante attentati e intimidazioni.

Questo premio Nobel è un premio alla tenacia e alla fiducia e al peso che può avere la società civile nelle transizioni e nella ricerca della democrazia. Si può essere piccoli, schiacciati da tensioni e interessi che vanno in direzioni opposte. Eppure, se ci si crede e se si mobilitano le forze sane della società, si possono fare grandi cose.

Un buon premio Nobel

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