Uganda: voto contestato

Uganda: voto contestato

Yoweri MuseweniDopo Pierre Nkurunziza in Burundi e prima di Paul Kagame in Ruanda e di Joseph Kabila in Repubblica Democratica del Congo, ad essere sottoposto alla prova del voto c’era lui, l’ugandese Yoweri Museveni. Doveva essere una consultazione senza storia. Favorito naturalmente era lui, l’uomo con il cappellaggio da piantatore di banane e il viso da agricoltore. L’opposizione però ha mostrato di non starci ed è scesa in piazza. Ma chi è l’uomo che contestano?

In molti lo chiamano The Old Man, anche se ha solo 71 anni. Forse il soprannome gli deriva dalla lunga permamenza al potere che risale al lontano gennaio del 1986: trent’anni tondi tondi, senza mai perdere un colpo, con molti chiari scuri.

Ebbe il merito di salvare il paese dal dittatore Idi Amin Dada, un folle accusato di cannibalismo che in pochi anni fece diventare l’Uganda un mattatoio. Ha avuto il merito di una politica lungimirante e attenta quando il paese, tra gli anni ottanta e novanta, era il più colpito dall’Aids. Ha, ancora, avuto il merito di far diventare il suo paese uno dei più ambiti luoghi di investimento straniero per la colocazione strategica nella ricchissima regione dei Grandi Laghi e, di conseguenza, uno dei più virtuosi in quanto a crescita economica.

Ma ha anche molti demeriti, alcuni veramente imperdonabili. Innanzi tutto il fatto di essere affetto dalla malattia comune a molti suoi colleghi africani, un vero virus, virulento e maligno, cioè quello di non riuscire a fare a meno del potere e, dunque, di escogitare tutti i trucchi per non perderlo. Mai. Anche a costo di mandare il paese a rotoli e di sparare sul proprio popolo.

Negli ultimi anni Museveni, che è al sesto mandato, ha giocato veramente sporco e per vincere le elezioni è partito da lontano impedendo ai suoi rivali – tra l’altro personaggi di secondo piano perché quelli più pericolosi vengono addirittura fermati con larghissimo anticipo – di fare campagna elettorale.

Sebbene in queste elezioni il candidato favorito fosse lui e per tutti non c’era storia, si è premunito: ha fatto arrestare preventivamente il principale candidato Kizza Besigye, un tempo suo fedelissimo, colpevole di sospettare pubblicamente di brogli, Ha fatto mantenere chiusi (o li ha fatti aprire con enorme ritardo) i seggi nelle città dove il suo rivale era forte, ha oscurato i social network nelle ore del voto per prevenire accuse di brogli, manifestazioni o collegamenti tra l’opposizione.

Ora quasi sicuramente il vincitore sarà lui. I sondaggi, anche quelli controllati dal regime, lo davano ad un tranquillo 54 per cento che dimostra il fatto che Museveni vuole diffondere di se una immagine non da dittatore delle banane, con quote di consenso inverosimile. Ma di un leader con una opposizione e alla guida di un sistema democratico. Ma anche di un leader che non rinuncia alle tradizioni, uno del popolo. The Old Man si compiace di mostrarsi come un piantatore di banane, con il cappellaccio da agricoltore e il viso da contadino cotto dal sole

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