Un altra forma di Francafrique

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Si è chiuso a Dakar il primo Forum per la pace e la sicurezza. Si tratta di un appuntamento voluto dai presidenti di Senegal e Francia, Macky Sall e Francois Hollande. Trecento circa i partecipanti sotto uno slogan che afferma: “Non c’è Pace in Africa senza Sicurezza”. Inevitabile che al centro del dibattito vi fosse la questione delle formazioni Jihadiste in Mali, la setta setta nigeriana Boko Haram e i miliziani Shebab in Kenya e Somalia.

Il ministro della difesa francese ha affermato che di fronte ad una minaccia terroristica senza confini, serve che i paesi africani rispondano sulla stessa scala, agendo uniti e di concerto. Il ministro non lo ha detto ma ovviamente Parigi vorrebbe una risposta univoca ma sotto il segno e il coordinamento della Francia. Parigi, di fatto, con questo Forum e con le dichiarazioni del ministro della difesa cerca di allargare la propria influenza anche ad un paese, la Nigeria, che, per storia e attualità, non è nella sua sfera politica.

Per la Nigeria, che nonostante tutto è la potenza regionale più importante in Africa Occidentale, Parigi chiede un comitato militare di collegamento permanente affermando che la sua integrità è minacciata. Un comitato che sarebbe composto da paesi vicini fortemente filo-francesi come il Camerun, il Ciad e il Niger e in un momento molto delicato della Nigeria: prezzo del petrolio sui mercati mondiali dimezzato, caduta libera della valuta nazionale e le tensioni per le elezioni del febbraio prossimo.

Ma la dichiarazione più significativa La Francia l’ha fatta, sempre per bocca del suo ministro della difesa, su una questione economica. La riporto integralmente perché merita:
Dopo i recenti interventi militari in Africa – dal Mali alla Repubblica centrafricana – la Francia è stanca di intervenire da sola, anche se continuerà a contribuire alla missione di tremila uomini dispiegata nel Sahel. A Parigi – ha detto ancora il ministro – qualcuno protesta contro una certa assenza dell’Ue e chiede che le spese militari delle missioni francesi vengano escluse dai vincoli sul deficit al 3%.

E’ sicuro che con le nostre operazioni in Mali e in Centrafrica abbiamo contribuito alla sicurezza dell’intera Europa. Che questo venisse riconosciuto dagli europei sarebbe una buona cosa” – ha concluso il ministro.

Tradotto questo messaggio significa più o meno che la Francia si aspetta che l’Europa contribuisca di più, in termini finanziari e non solo, alla lotta per arginare la penetrazione islamica armata del continente. Parigi lo ha fatto, non vuole essere sola e minaccia su questo punto di tentare di allargare la sua influenza.

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