Un deserto rubato alla sua cultura

Ancora a proposito di Islam. E sempre a proposito di quell’immenso deserto che oggi è diventato patria di estremisti religiosi che impongono la legge coranica a popolazioni che ne sono estranee per cultura e per tradizione, mi è tornato alla mente questo episodio di qualche anno fa. E’ avvenuto in quei territori dove è stata sequestrata Rossella Urru.

Ero partito da Tindouf , nell’ultimo lembo sud-occidentale di Algeria, con i guerriglieri del Polisario per visitare le loro basi nel deserto. Ero il giornalista bianco che avrebbe parlato della loro lotta e volevano farmi vedere tutto. Allo stesso tempo, ai loro occhi, ero l’europeo delicato non abituato a quei climi estremi. Così mi facevano viaggiare nelle ore più fresche: ci si svegliava prima dell’alba, si montava in jeep e quando il sole era alto ci si fermava. Da profondi conoscitori del deserto e abili organizzatori facevano in modo che le soste cadessero sempre (o quasi) in piccoli villaggi, o in accampamenti di nomadi, o in insospettabili oasi. In una di queste mi misero a riposare nella tenda più fresca, quella del vecchio Imam, guardiano della piccola Moschea del villaggio. Era un uomo molto anziano, col viso espressivo solcato da profonde rughe che gli disegnavano un’espressione assorta, da studioso. Nonostante l’ospite continuò quella che era la sua attività giornaliera: riceveva abitanti del villaggio o di quelli vicini che gli sottoponevano piccoli o grandi problemi di vita quotidiana e attendevano da lui, profondo conoscitore del Corano, consigli, suggerimenti, indicazioni.

Ero l’ospite d’onore e mi fece sistemare nell’angolo più fresco della tenda dove erano impilate alcune belle copie del Libro Sacro con rilegature impreziosite da filigrane d’oro. Il mio accompagnatore mi tradusse alcuni dei suoi colloqui con la gente e io fui colpito dalla saggezza semplice e dal buon senso dei suoi consigli. Quando ci fu l’occasione chiesi che gli fosse tradotta tutta la mia ammirazione per la sapienza con la quale aveva affrontato quei problemi che la vita, a tutte le latitudini, sottopone agli uomini. Lui mi guardò, sorrise, fece danzare le rughe sul suo viso e a sua volta mi fece tradurre questa frase che porto ancora scolpita nella mia mente: “Una religione che non fa felici gli uomini non ha niente a che vedere con Dio”.

1 comment for “Un deserto rubato alla sua cultura

  1. paolo costantini
    25 luglio 2012 at 21:06

    Condivido assolutamente questa frase. Nell’agiografia cristian c’è una frase simile: “Un santo triste è un tristo santo”. – Ciao Raffaele!

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