Un regime onnivoro e paranoico

images UNOVessati, torturati, perseguitati in patria e anche all’estero. Fuggire da uno dei paesi più repressivi e brutali del mondo, l’Eritrea, non garantisce affatto di sfuggire alle grinfie del regime.

In pieno territorio italiano infatti il governo eritreo impone agli emigrati nel nostro paese un tributo del due per cento sui redditi da inviare in patria, nelle casse di uno stato che ha ormai ridotto alla fame un intero paese dal quale non escono notizie, nel quale il servizio militare è illimitato, dove i generi di prima necessità vengono pesantemente razionati, nel quale non è ammessa nemmeno la più piccola critica al regime che definisce traditore chiunque osa mettere in discussione l’inamovibile presidente Isaias Afeworki.

In pieno territorio italiano i consolati eritrei e l’ambasciata infatti impongono un balzello illegale con metodi ricattatori. A chi non paga non vengono rinnovati i documenti per rientrare in patria dove, spesso, ci sono mogli, figli o genitori anziani. Viene impedito di compiere atti giuridici in Eritrea; il paese è letteralmente alla fame e spesso gli emigrati hanno bisogno di vendere abitazioni o beni di varia natura per mantenere le famiglie. Spesso chi non paga non riesce nemmeno ad inviare aiuti ai propri cari perché le schedature di chi non ha pagato sono una delle poche cose che ancora nel paese funziona.

Su questa tassa ha realizzato una molto ben informata inchiesta il mensile internazionale dei Gesuiti “Popoli” che pubblica interviste e testimonianze a molti eritrei della diaspora che, ovviamente, parlano sotto la copertura di nomi di fantasia.

Questa odiosa tassa si basa su un sentimento di appartenenza alla patria che negli eritrei è fortissimo e si fonda su una sanguinosa ed eroica lotta di liberazione. Al termine di una trentennale lotta contro l’Etiopia Asmara chiede nel 1993 agli emigrati di donare parte dei redditi per la ricostruzione del paese. Nel 2000 con la nuova guerra contro l’Etiopia il governo chiede una ulteriore una tantum. La risposta è più che generosa nonostante la cifra richiesta sia sostanziosa (un milioni di lire l’anno) per i tre anni di durata della guerra. Alla fine del conflitto – e visto il risultato positivo – il governo insiste: un’altra una tantum per le famiglie dei ragazzi morti nella guerra.

Oggi la generosità si è attenuata, anzi in molti casi è diventata protesta a fronte anche del fatto che il paese è diventato uno stato-prigione con un governo repressivo e paranoico che vede nemici dappertutto e si sente perennemente in guerra. Forse anche perché il gioco del nemico esterno è un trucco che funziona sempre.

1 comment for “Un regime onnivoro e paranoico

  1. Radici_ Fantasmi_Ad_ Asmara
    22 maggio 2013 at 17:37

    Gentile Masto, vorrei inviarle un messaggio privato. Come posso fare?
    Grazie. A presto.

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