Una guerra per il petrolio e l’acqua

Un anno fa il Sud Sudan diventava indipendente. La popolazione e gran parte dei paesi del mondo salutavano l’evento con grande enfasi: un paese africano faceva secessione semplicemente con un referendum il cui esito veniva accettato e riconosciuto anche dal Nord Sudan. Sarebbe stato un successo di tutta l’Africa se non fosse passato questo anno. Si, perché in questo anno quella che era una guerra civile si è trasformata in una guerra tra due nazioni combattuta sostanzialmente sulla frontiera comune. In questo anno tutti i nodi sono venuti al pettine e, se è possibile, la situazione si è addirittura aggravata. E’ sufficiente fare l’elenco dei problemi (quelli non risolti al momento dell’indipendenza e quelli che sono nati dopo) per capire quanto la situazione sia complessa e quanto l’enfasi di un anno fa fosse, per molti aspetti, fuori luogo.

IL PETROLIO. I giacimenti di greggio sono al sud. Ma il Sud non ha sbocchi al mare, non ha raffinerie, non ha strade, non ha oleodotti, non ha terminali. Tutte queste infrastrutture sono al Nord che però non ha il greggio. Le due entità – che avrebbero potuto mettersi d’accordo per vendersi a vicenda ciò che manca da una parte e dall’altra – non sono state in grado di farlo. Così il Sud ha bloccato la produzione di petrolio e il Nord è uscito dai mercati internazionali del greggio.

L’ACQUA. Intesa come l’acqua del Nilo Bianco che scorre lungo tutto quello che era il Grande Sudan (il nord e il Sud) e a livello di Khartoum si ricongiunge con il Nilo Azzurro, per attraversare l’Egitto e gettarsi nel Mediterraneo. II vecchi accordi (risalgono al 1929 e al 1959) stipulati con il Grande Sudan prevedono l’assegnazione di 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno per Egitto e 18,5 miliardi per il Sudan (inteso come Khartoum). I due paesi, in sostanza, si spartiscono in tutto l’87% del flusso del fiume. Al Sud Sudan (che adesso è una nazione sovrana) questi accordi non possono andare bene. Ma Egitto e Khartoum non li vogliono cambiare.

LE FRONTIERE. Ci sono ancora ampie regioni contese. Come per esempio il territorio di Abyei che, guarda caso è una ricca regione petrolifera. Per Abyei Nord e Sud Sudan si sono confrontati con le armi e oltre cento mila civili furono costretti a fuggire. Altri punti caldi sono il Blue Nile, lo stato di Unity e la città di Bentiu, bombardata dagli elicotteri Antonov del regime di Khartoum, come pure la regione del Monti Nuba, nel sud Kordofan.

L’ECONOMIA. Il Nord è in crisi: abituato a vivere con i proventi del petrolio che adesso non ci sono più, ha dovuto fare fronte alla crisi con tagli e austerità. Khartoum e le altre città del paese sono attraversate da proteste cavalcate dalle opposizioni. Il regime del presidente Omar Al Bachir è sempre più in bilico. Anche il Sud è in crisi. Ma a differenza del Nord il Sud è in crisi da sempre: non ci sono strade, non ci sono infrastrutture, non c’è lavoro. L’età media è bassa, 56 anni gli uomini e 59 le donne. La popolazione aveva sperato nell’indipendenza. Ad un anno di distanza è delusa.

Ecco l’Africa, verrebbe da dire. Ma attenzione: le guerre africane non hanno mai origine solo sul territorio nel quale si combattono. A maggior ragione se quel territorio è ricco di risorse che non vengono utilizzate dalla popolazione che ne sarebbe proprietaria.

1 comment for “Una guerra per il petrolio e l’acqua

  1. 9 luglio 2012 at 10:33

    A questa precisa analisi, manca a mio avviso, un riferimento all’ingerenza dei paesi stranieri in una situazione già molto compromessa. Che Stati Uniti, Cina, Israele, Iran, Egitto e Etiopia, tanto per citarne alcuni, giochino un ruolo importante nell’economia, nella politica e nelle strategie militari non vi sono dubbi.
    Alle grandi categorie che hai elencato, aggiungerei LAND-GRABBING, perchè è un fenomeno in netta crescita e che peggiora, se mai è possibile, il quadro della situazione.
    Ciao e complimenti per il tuo lavoro
    Gianfranco Della Valle, Sancara

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