Una specie parallela: i mostri bambini

Nelio è un bambino di strada di Maputo, la capitale del Mozambico. Con i suoi dodici anni è già un veterano della città. Non ha casa e non ha famiglia, in compenso ha la sua banda: dieci-dodici ragazzini sudici e scalzi come lui. Il loro regno è il centro della città attraversato da una lunga arteria stradale a due corsie. C’è un ampio distributore di carburante con un parcheggio. Lui e la sua banda si offrono spesso per lavare i fuoristrada dei ricchi che si fermano per fare rifornimento, o per lucidare loro le scarpe. Spesso quando non ci sono abbastanza auto o scarpe, Nelio e i suoi rubano, aggrediscono, scassinano. E’ normale, è la legge della sopravvivenza. Nessuno pensa a loro se non loro stessi e così un portafogli dimenticato in macchina, un passante con un braccialetto troppo in vista, uno straniero con la tasca posteriore dei pantaloni gonfia diventano la loro preda. Sanno essere molto violenti e lo fanno con una naturalezza impressionante. E’ il loro mestiere e Nelio è la loro guida.

Lui, come gli altri non è mai andato a scuola, non sa scrivere e non sa leggere, non conosce fiabe e non ha sentimenti. Il legame con gli altri membri della sua banda e un legame materiale, concreto, opportunista: la banda è più forte, sopravvive di più, da più garanzie di sicurezza. E’ fondamentale perché il loro territorio a volte è insidiato da altre bande. Da soli o in pochi se ne perderebbe il controllo e sarebbe morte sicura. A Maputo, come in molte città africane, non è difficile trovare corpi di bambini morti nelle discariche, accanto alle fogne o a un copertone bruciato. Nelio è un capobanda apprezzato. Nessuno lo ha eletto o nominato. Si è imposto e gli altri lo hanno accettato senza esprimere opinioni.

Sta di fatto che da quando c’è lui la sua gang non ha perso nessun elemento. Nelio e i suoi sono delle specie di mostri. Sono adulti in corpi da bambini. Sono umani che hanno sviluppato un comportamento difficilmente comprensibile dagli umani loro simili. Come se fossero una specie gemella, ma diversa. Il risultato di una evoluzione al contrario. Una specie che però è in forte espansione, stando ai dati forniti da tutti gli organismi internazionali. Una specie che si sviluppa in un habitat – le immense baraccopoli che crescono intorno alle megalopoli africane – che sembra congeniale a questo tipo di evoluzione e che è stato prodotto dalla specie parallela, cioè la specie civile, quella del progresso scientifico e tecnologico ma che, sulle questioni sociali, sembra ancora ad uno stadio primitivo.

In apertura di questo post una foto di Francesco Cavalli, scattata in uno slum di Nairobi. Quel ragazzo con il cappello bianco, forse è Nelio… Qui l’intero servizio fotografico dal titolo On The Street.

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