Una storia di gangster e dinosauri. Ovvero, una storia di potere

imagesPoche righe di agenzia ci informano che il governo dello Zimbabwe ha approvato una bozza di nuova costituzione che consente al presidente in carica di essere rieletto per altri dieci anni. La pratica di cambiare la costituzione non è nuova in Africa. E’ adottata per consentire a presidenti che non potrebbero, di rimanere al potere.

In Zimbabwe però si raggiunge veramente il paradosso: il presidente è un certo Robert Mugabe, un vero dinosauro di un altra era geologica, al potere da 33 anni, vecchio di 86 anni, al suo sesto, settimo mandato (talmente tanti che si perde anche il conto). Appunto un dinosauro, accecato dal potere che non è nemmeno in grado di concepire un mondo senza la sua presenza. Un mondo in cui lui è a capo del suo paese che, nella sua visione, non può fare a meno di lui.

Un uomo pericoloso ormai perché incapace di ragionare fuori dalla logica che ho appena esposto. Un uomo che è diventato un fantoccio di politici e militari che dietro la sua figura fanno affari, si arricchiscono, tengono in ostaggio un intero paese.

Lo Zimbabwe in questi anni è precipitato in una crisi impensabile solo un ventennio fa quando era un paese tra i più sviluppati e avanzati in Africa, una nazione ricca che attirava turismo e lavoratori dai paesi vicini.

Poi una logica di potere cieca, folle ha invertito la marcia. Oggi lo Zimbabwe è un paese alla fame, con gli oppositori in galera, senza una stampa libera, con una banda di feroci gangster al potere ai quali non si può fare nulla perché nella loro follia sono stati capaci di farsi alleati importanti, dei protettori internazionali ai quali hanno concesso di attingere alle ricchezze del paese. Alle Nazioni Unite non si riesce a votare una risoluzione di condanna del regime con delle conseguenze per i dirigenti perchè Russia e Cina pongono il veto.

Fin qui è il solito triste copione africano che va in scena ancora una volta. Ma in questo caso vorrei proporre una ulteriore riflessione basata su una notizia che rischia di passare inosservata. Il governo che ha approvato la bozza di costituzione ha come primo ministro Morgan Tsvangirai che fino a tre anni fa era l’opposizione a Mugabe, una spina nel fianco del dinosauro. Tsvangirai denunciava violazioni del diritti umami, chiedeva l’intervento della comunità internazionale, era finito a ripetizione in carcere. Una mediazione internazionale portata avanti dall’ex presidente sudafricano Tabo Mbeki (uno dei protettori di Mugabe) aveva inventato la formula (per la verità affatto nuova) del governo di unità nazionale con Mugabe che non mollava la poltrona di capo dello stato ma con Tsvanghirai che veniva accolto nella stanza del potere, cioè dove si manovra per ottenere parte della ricchezza del paese. Da allora, silenzio! E, in silenzio, Tsvangirai ha anche messo la firma sulla continuazione (fino a che morte non intervenga)di un regime che è diventato, probabilmente, un affare anche per lui che (non è difficile immaginare, vista l’età di Mugabe) ambisce a salire sul trono del potere assoluto.

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