Una storia di rampolli presidenziali, diamanti e colpi di stato

downloadNepotismo, traffici, regimi corrotti e una grande potenza come il Sudafrica che mostra ancora una volta la deriva nella quale sta precipitando. La notizia, anzi, l’inchiesta, è pubblicata da un importante quotidiano sudafricano, il Mail & Guardian, che è partito dal fatto che in Centrafrica, travolti dall’avanzata dei ribelli di Seleka, ora al governo, sono rimasti uccisi tredici soldati sudafricani inviati nel paese. I militari erano stati inviati nella Repubblica Centrafricana sulla base di un accordo di cooperazione in materia di difesa risalente al 2006. Ufficialmente a Bangui erano impegnati in una missione di addestramento e “capacity building” a beneficio dell’esercito centrafricano.

In realtà, secondo il quotidiano, c’era ben altro. Dall’inchiesta emerge un faccendiere congolese Didier Pereira, consigliere del presidente centrafricano François Bozizé e legato ad alcuni alti dirigenti dell’African National Congress. Pereira aveva organizzato nell’ottobre scorso un incontro tra il figlio di François Bozizé, che era niente meno che ministro della difesa, e il presidente sudafricano Jacob Zuma. Perché il capo dello stato della potenza continentale come il Sudafrica incontrasse il rampollo del presidente di un Paese poverissimo e che conta poco, lasciava trasparire che, evidentemente, c’era in gioco qualcosa di grosso. Ufficialmente l’incontro doveva sbloccare la consegna di un importante carico di armi, ma dalla inchiesta traspare di più.

Ci sono due società nate a Bangui tra il 2006 e il 2008. La prima, Inala Centrafrique, era una joint venture controllata al 35% da Bangui e al 65% da una società sudafricana proprietà di Nxumalo, un alto dirigente dell’African National Congress. Il progetto – sempre secondo Mail & Guardian – era entrare nel mercato dei diamanti e, in prospettiva, acquisire il monopolio delle esportazioni delle pietre preziose. La seconda società, Bagamoyo Investment Holdings, avrebbe dovuto favorire l’afflusso di capitali dal Sudafrica nei settori strategici delle risorse naturali. Non si parla solo di diamanti ma anche di uranio e di oro. Alla guida di questa seconda società, sempre stando al Mail & Guardian, c’erano sempre gli amici di Pereira.

Ora la caduta di Bozizé manda tutto all’aria. Ora si capisce ancora meglio perchè la Francia ha lasciato che i ribelli di Seleka abbattessero un regime che aveva incominciato a fare affari miliardari con altri. La dichiarazione pubblicata dalla Reuters e riportata in questo blog nel post precedente a questo appare adesso ancora più esplicativa. Così va l’Africa, teniamone conto per capire le dinamiche politiche e sociali.

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