Uno sterminio ancora in corso

imagesNon è una novità. Su questo blog ho già trattato l’argomento, quello cioè del traffico di avorio dall’Africa verso alcuni paesi orientali dove decorazioni, statuette, gioielli con questo materiale sono ambiti e preziosi.

La notizia che mi spinge a ritornare su questo tema è la seguente: a Mombasa, il principale porto del Kenya, un responsabile dei servizi doganali ha scoperto e fatto sequestrare ben tre tonnellate e trecento chilogrammi di zanne d’elefante in partenza verso la Malesia. Un calcolo approssimativo dice che una quantità di questo tipo significa l’uccisione di almeno duecento elefanti. L sequestro è avvenuto ad appena una settimana da un altro importante sequestro, sempre a Mombasa, di quasi due tonnellate di avorio.

Tutto questo avviene nonostante dal 1989 il commercio di avorio sia severamente vietato (nel 1997 però alcuni paesi dell’Africa Australe sono stati autorizzati a vendere quantità molto limitate e strettamente stabilite).

Come sempre avviene, un divieto di commercializzazione aumenta la domanda, fa salire il prezzo della merce e “crea” decine di potenziali violatori della legge attratti dagli ingenti potenziali guadagni. Si sa infatti che il contrabbando è alimentato da una forte domanda dei paesi asiatici dove le zanne sono utilizzate per decorazioni preziose, per regali di nozze o per preparati di medicina tradizionale.

Insomma sembra impossibile stroncare questo commercio che, se lasciato a se stesso, farebbe estinguere gli elefanti nel giro di pochi decenni. Il fatto è che l’avorio, che un tempo è stato con gli schiavi e l’oro, una delle grandi attrazioni del continente africano, viene considerato sul mercato alla stessa stregua di altre materie prime oggi più strategiche come le terre rare, il cobalto, il tantalio, l’uranio e l’intramontabile petrolio.

Una dimostrazione in più che l’Africa è ancora considerata un serbatoio di materie prime e non un mercato con un potere d’acquisto. Ed è considerato tale anche da quelle potenze emergenti orientali che, si dice, commerciano con l’Africa in una condizione di parità, favorendo lo sviluppo e la crescita.

Se così fosse però dovrebbero considerare l’avorio, cioè le zanne di elefante, un bene che rimanga “attaccato” ai loro propretari, cioè gli elefanti, perchè questi effettivamente sono un motivo di attrazione capace di stimolare il turismo. Si tratta infatti di un bene che è presente quasi esclusivamente in Africa. Chi vuole vedere gli elefanti deve andare in paesi come la Tanzania, il Sudafrica, il Kenya.

Se realmente i paesi emergenti non considerassero l’Africa solo un serbatoio combatterebbero anche loro, con impegno, il contrabbando di avorio.

2 comments for “Uno sterminio ancora in corso

  1. Rossella
    11 luglio 2013 at 06:51

    Grazie x aver scritto l’articolo , ne condivido com

  2. 11 luglio 2013 at 13:32

    Non dovrebbe esistere tolleranza ad azioni simili. Tutte le nazioni dovrebbero intervenire con forza per far smettere lo sterminio di questo stupendo animale simbolo dell’Africa.

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