Veti incrociati per il Mali

E’ sempre più caotica la situazione in Mali nonostante l’accordo raggiunto a Bamako, tra i paesi dell’Ecowas, cioè le nazioni dell’Africa Occidentale, e il governo maliano per il dispiegamento di una missione militare regionale. Ora, sulla carta, dovrebbe essere questione di giorni. La Forza di Intervento Rapido dell’Ecowas è già pronta e il mandato, sempre sulla carta, è quello di liberare la regione dai gruppi dell’integralismo islamico che l’hanno occupata e già applicano la legge coranica con tanto di amputazioni, lapidazioni e distruzione di mausolei.

C’è l’intesa per un intervento, dunque, ma tutto è ancora in uno stato di grande confusione. Un “tutti contro tutti” nel quale ogni protagonista pone delle condizioni chiaramente inaccettabili dagli altri soggetti.

Ad accordo fatto il presidente provvisorio del Mali, Traorè, ha fatto appello agli jihadisti perchè accettino il dialogo. Questi hanno posto una condizione: che la legge coranica sia applicata a tutto il Mali. Nelle stesse ore i touareg del Movimento Nazionale per la liberazione dell’Azawad (che hanno dichiarato la secessione prima di essere messi da parte, militarmente, dagli integralisti) hanno rilanciato una ipotesi di dialogo con Bamako, ma solo dopo che il governo interrompa un eventuale trattativa con gli jihadisti.

Insomma veti incrociati che mostrano quale groviglio di interessi si giochino nella regione. I più compatti sembrano essere i gruppi integralisti che, nel caso perdessero il controllo del Nord desertico del Mali, vedrebbero andare all’aria interessi enormi: traffico di sigarette, di droga, di esseri umani e un ruolo politico regionale che fa paura a tutti.

In particolare fa paura alla Francia che ha già offerto il suo supporto logistico alla missione dell’Ecowas mentre ha escluso nettamente un proprio intervento diretto. Immediata la risposta dei gruppi integralisti: “una partecipazione di Parigi significherebbe la condanna a morte sicura per i quattro ostaggi francesi sequestrati due anni fa in Niger”.

Dunque un gioco di ricatti che sembra portare dritto-dritto ad un confronto armato in una regione dove, da sempre, la popolazione civile paga il prezzo più alto di una conflittualità alla quale, da decenni, politici locali e internazionali, non hanno saputo trovare una soluzione. Come sempre, alla fine, i nodi vengono al pettine.

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