Per vincere il terrorismo non far prendere aria ai denti

photo reuters

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Oggi si fa ancora un gran parlare degli attacchi di ieri a Bruxelles. E’ ovvio. E come sempre prevalgono le critiche, quelli che dicono che si sapeva tutto e che la prevenzione e l’intelligence europee non funzionano. Credo che dovremmo rassegnarci al fatto che il terrorismo è tale proprio per alcune sue caratteristiche.

La prima: è una guerra non simmetrica, difficile da combattere a meno che non ci si metta sullo stesso piano, cioè si pratichi il terrorismo.

Secondo: gli attacchi sono imprevedibili, lanciati nel mucchio, a caso. Per prevenirli dovremmo accettare di cambiare radicalmente la società nella quale viviamo. Permettere pratiche invasive della nostra privacy, limitare le manifestazioni pubbliche, limitare la democrazia e lo stato di diritto.

Per far funzionare intelligence e prevenzione, dunque, dovremmo prima di tutto accettare il fatto che di fronte al terrorismo sono limitate e che le nostre società sono altamente vulnerabili.

Il terrorismo colpisce a caso, nel mucchio. E lo fa perché sviluppa una ideologia che considera colpevole non chi si macchia di qualcosa, ma anche solo chi non aderisce al proprio modo di vedere. Chiunque è infedele, crociato, satanico e allora si è legittimati a colpire nel mucchio: all’aeroporto di Bruxelles, nella metropolitana, sulla spiaggia di Grand Bassam, nell’Hotel Radisson blue…

Il terrorismo va combattuto politicamente, alla base, prosciugando le sacche che lo producono, che ingrassano le sue fila e che spesso sono ignoranza, miseria, totale mancanza di prospettive per i giovani e naturalmente anche enormi interessi economici e finanziari che lo finanziano.

Sapendo che ormai il mostro lo abbiamo creato (o abbiamo contribuito a farlo), la lotta sarà lunga e la vittoria non per domani…

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