Ancora lui. Un presidente pericoloso

Insisto su una notizia di cui ho già parlato qualche settimana fa. Quella dell’incarcerazione di un Imam accusato di avere criticato l’operato di un presidente che ha reso esecutive nove condanne a morte. Il paese è il Gambia. Il presidente è Yahya Jammeh. L’Imam incarcerato si chiama Baba Leigh.
In queste ore una figura di spicco dell’opposizione, Ousainou Darboe, ha lanciato un appello per la liberazione dell’Imam che è stato arrestato quasi un mese e mezzo fa, viene mantenuto in isolamento, non ha un capo di accusa e non ha potuto essere visitato nemmeno dal suo avvocato.

Torno su questa notizia perché mi sembra doveroso sottolineare che ad essere incarcerato per la difesa di diritti umani è, questa volta, un religioso musulmano. Evidentemente di un Islam del quale i nostri media non ci parlano mai, preferendo associarlo alle peggio bassezze umane: lapidazioni, vessazioni sulle donne, attentati, sequestri. L’islam invece è una galassia e, come il cristianesimo, ha i suoi eroi che si battono per la dignità dell’uomo.

Il secondo motivo per cui torno su questa notizia è che il Gambia, seppure microscopico, merita di essere raccontato e conosciuto. Il Gambia è un piccolo paese dell’Africa occidentale, incuneato nel territorio del Senegal. È governato dal presidente Yahya Jammeh, che ha assunto il potere grazie a un colpo di Stato nel 1994. Una delle voci più importanti dell’economia è l’esportazione di arachidi. Un’agenzia specializzata dell’Onu, però, ha di recente sottolineato il peso crescente del narcotraffico che, con la compiacenza delle autorità locali che realizzano enormi guadagni personali, ha fatto diventare questo piccolo paese una delle principali stazioni di passaggio delle droghe latinoamericane in viaggio per l’Europa.

Il Gambia ha un presidente surreale, anzi pericoloso. In un discorso pubblico alla televisione di stato ha minacciato direttamente qualunque tipo di opposizione con queste parole: “Se voi credete di poter collaborare con i sedicenti difensori dei diritti e di uscirne fuori senza intoppi, state completamente sognando. Io vi ucciderò e non sarete arrivati a nulla. Non tollereremo che della gente si atteggi a difensore dei diritti umani a detrimento del nostro Paese. Se siete legati ad un gruppo di difesa dei diritti umani, quale che sia, siate sicuri che la vostra sicurezza personale non sarà garantita dal governo. Siamo pronti ad uccidere i sabotatori”. Insomma tra il pericoloso presidente e il narcotraffico, il Gambia risulta essere uno stato mafioso.

1 comment for “Ancora lui. Un presidente pericoloso

  1. Giovanna
    8 gennaio 2013 at 07:39

    Grazie per le tue battaglie. Ti seguo (e diffondo) con attenzione

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