Appuntamento in Sud Sudan

IMG_4048Da martedì prossimo sarò in Sud Sudan. Paese al quale sono affezionato e nel quale sono stato più volte in passato. Paese che rappresenta anche una delusione cocente per quanti avevano esultato, due anni e mezzo fa, quando aveva raggiunto l’indipendenza con un referendum pacifico, ma dopo una lunga lotta di liberazione. Paese che rappresenta anche un fallimento per tutta l’Africa che, ancora una volta, ha fatto precipitare nella guerra quella che poteva essere una avventura esaltante di una Africa nuova.

Cercherò di aggiornare questo blog con una sorta di diario di viaggio, ma non sarà facile: in Sud Sudan i collegamenti non sono facili come qui in Europa o, anche, in alcuni paesi africani. Il Sud Sudan è un paese surreale: grande il doppio dell’Italia, ma con soli 417 chilometri di strade asfaltate.

E poi c’è la guerra. O almeno, sulla carta, adesso c’è un fragile cessate il fuoco.

Ma alcune settimane di guerra aperta hanno già creato enormi distruzioni e oltre mezzo milione di profughi concentrati in gran parte nel Lakes State dove cercherò di andare per raccontare questo corollario odioso di ogni guerra. Oggi i conflitti vengono sofferti soprattutto dai civili. Gli armati se la cavano: con un kalashnikov si mangia più facilmente, ci si muove, si hanno donne e ci si può anche fare del denaro.

Questa realtà è ancora più vera nelle guerre africane che sono guerre povere e per questo motivo ancora più crudeli.

In questo viaggio, dunque, vi racconterò dei profughi, dei fuggiaschi e dei pochi operatori umanitari che si adoperano per fare arrivare almeno un po’ di aiuto. Sono convinto che la guerra si racconta più così che andando nei luoghi dove si combatte. E vi racconterò di un paese la cui ricchezza non è estranea ai motivi del conflitto. Alludo al petrolio di cui il Sud Sudan è ricco.

Insomma ci sono tutti gli elementi per raccontare una storia che non ci è nuova, che si ripete ma che ogni volta ci stupisce e ci sorprende. Ci soprende perché non capiamo come si possa ripetere. E ci sorprende perché ci chiederemo come mai il mondo, il nostro mondo (i nostri amici, i compagni di ufficio, i nostri parenti) resta indifferente.

E’ una guerra nostra. Che ci riguarda. Della quale noi, le nostre società, le nostre economie, il nostro benessere è una delle cause.

Avrei voluto raccontare altro, un’Africa di speranza, di creatività, di crescita. Invece ancora la guerra.

Racconterò tutto dopo due giorni di viaggio, passando per Addis Abeba. A presto, allora.

4 comments for “Appuntamento in Sud Sudan

  1. Camilla Giudici
    2 febbraio 2014 at 13:57

    Questo mio non vuole essere un commento ma un ringraziamento anticipato per quello che potrai raccontare, finalmente di vero e comprensibile, della complicata, pasticciata situazione in Sud Sudan. La dura lotta per il potere, che significa il ‘potere’ di disporre soprattutto del petrolio, è chiara e risaputa. Ma non si sa mai a che punto sia…e quando mai questa terra potrà avere un po’ di pace. Oltre alle altre ‘categorie’ di persone che hai nominato, sono sicura che non tralascerai di sentire i missionari…i Comboniani ad esempio sono lì…Come dappertutto del resto in questa Africa martoriata….
    Ancora grazie!!! Che il viaggio ti sia propizio…

  2. 2 febbraio 2014 at 22:31

    Grazie per quello che fai per l’Africa. In Sud Sudan a Malakal c’è il nostro bimbo adottato a distanza, seguiamo attraverso l’Unicef l’evolversi della situazione. Seguiremo le tue notizie da questo martoriato paese con molta attenzione. Un abbraccio.

  3. Camilla Corradini
    3 febbraio 2014 at 10:38

    In bocca al lupo. Non vedo l’ora di leggere i tuoi articoli e di provare a capire meglio, grazie al tuo lavoro, cosa sta succedendo. buon viaggio

  4. savino
    5 febbraio 2014 at 16:02

    Si hai ragione le guerre africane lasciano indifferenti.Qualche giorno fa ho scritto una mail a Mentana a proposito di un servizio ,su Kiev e dei disordini di questi giorni, trasmesso dalla 7 i commenti erano di preoccupazione nell’occidente per le possibili conseguenze. Ho detto va bene ma come mai nessuna parola su quanto accade in Sud Sudan…..nessuna risposta.
    Buon lavoro e se passi da Juba saluta mio figlio, Francesco, e li da un po con l’ONG Mani Tese

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