semper bIl generale golpista Gilbert Dienderè alla fine ha lasciato. Al posto di presidente è stato ristabilito Michel Kafando che era stato rovesciato dall’ultimo golpe dei militari della RSP, la guardia presidenziale. Tutto sembra rientrato, il Burkina può tornare a correre verso le elezioni di ottobre. Di fatto però l’intesa sembra avere deluso la piazza e i cinque punti dell’accordo voluto dai paesi dell’Ecowas che hanno condotto la mediazione (Nigeria, Benin, Togo e Senegal) appaiono vaghi e non definitivi.

Sono in molti in Burkina e fuori a dire in queste ore che non si tratta ancora dell’intesa e che la crisi burkinabè deve ancora concludersi.

Tre sono le domande cruciali: la prima riguarda lo scioglimento della Guardia presidenziale che ha messo al potere Dienderè. Si tratta di 1200 uomini che erano praticamente l’esercito personale di Blaise Compaorè, armatissimi, ben pagati e ben preparati in contrasto con quelli dell’esercito, poco pagati e senza armi. Sulla carta in 72 ore l’RSP dovrebbe ritirarsi, attendere di essere disarmata, e la decisione di scioglimento che dovrà essere presa dal governo in carica (che prima non era mai riuscito a prendere).

La seconda riguarda l’amnistia per i militari che hanno fatto il golpe. Su questo punto, per quanto si sa, c’è molta vaghezza. La piazza e i partiti di opposizione e del nuovo corso, soprattutto Balai Citoyen, che ha guidato le ultime proteste, vorrebbero gli arresti o qualche forma di punizione.

La terza domanda riguarda il futuro: alle elezioni potranno condaidarsi personaggi del partito di Compaorè, il Congresso per la Democrazia e il Progresso che aveva appoggiato il golpe? La domanda è cruciale e al momento non ha risposta. Proprio per il timore che questi potenziali candidati venissero esclusi ha scatenato il golpe. Le prossime ore, insomma, dovranno chiarire molte cose.