Burkina: mai fidarsi dei militari

unanano In molti lo temevano. I militari in Burkina Faso non avrebbero mai accettato elezioni libere e un capo di stato scelto realmente dal popolo. Avevano ragione nel paese c’è stato un colpo di Stato. I militari hanno arrestato e incarcerato il presidente Michel Kafando e il primo ministro Yacouba Isaac Zida.

Il golpe è avvenuto a poche settimane dalle elezioni dell’11 ottobre che avrebbero dovuto riconsegnare il potere a leader non militari. Il 30 ottobre 2014 infatti l’esercito aveva rovesciato l’esecutivo di Blaise Compaoré, al potere da ben 27 anni, imponendo un governo di transizione di 12 mesi.

Il presidente ad interim Michel Kafando e il primo ministro Isaac Zida, un tenente colonnello che nell’ottobre 2014 fu tra i leader della rivolta che costrinse Blaise Campaorè alle dimissioni e all’esilio, sono stati arrestati nei loro uffici nella capitale.

Avevano fissato loro le elezioni che avrebbero dovuto portare la democrazia nel Burkina Faso, paese cruciale in Africa Occidentale. Governato, fino a poco meno di un anno fa, da un presidente di ferrea fede francese. Paese povero ma con un ruolo diplomatico importante e, secondo molti analisti, uno dei paesi più a rischio per l’espansione dell’integralismo islamico nella regione.

Come detto, in molti temevano un colpo di mano dei militari e negli ultimi giorni si erano registrate forti tensioni dopo che esponenti dell’ex partito presidenziale di Campaorè erano stati dichiarati ineleggibili. Potrebbe dunque trattarsi di un contro-golpe dei sostenitori del capo di Stato estromesso un anno fa.

Potrebbe anche essere lo scontro tra i leader rimasti al potere nel dopo-golpe del 2014 e l’elite militare del Reggimento della Sicurezza Presidenziale, che da giorni pretende le dimissioni del premier. Quest’ultimo, tra l’altro, è anche il numero due dell’unità formata da 1.300 uomini super-addestrati.

Dal canto suo Kafando, 73 anni, è un alto diplomatico che ha rappresentato il Burkina Faso all’Onu per 15 anni. Nel Paese africano hanno base truppe speciali francesi e statunitensi, impegnate a contrastare l’avanzata dei fondamentalisti islamici dell’Isis nell’Africa Occidentale.

E’ ancora presto per conoscere dettagli, dinamiche, moventi e protagonisti. L’unica cosa chiara che in Burkina Faso per ora non ci saranno elezioni. Il paese va ad aggiungersi alla schiera di paesi in guerra o instabili, con al potere presidenti impresentabili e contestati dall’oppsizione. L’elenco è lungo, basta ricordarne due dei paesi recentemente finiti nelle sabbie mobili di una guerra a bassa intensità (il Centrafrica) e di un conflitto sociale che può evolvere in guerra civile (il Burundi). Poi ci sono tutti gli altri: quelli in guerra (Sud Sudan), quelli mai usciti dalla guerra (Somalia), quelli con un conflitto strisciante (Congo in primo luogo, ma anche Nigeria, Uganda, Ruanda, Mali).

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