Ciò che sta succedendo in Libia demolisce le certezze paventate in questo periodo dal governo italiano e dal suo ministro dell’interno.

La Libia non è un “porto sicuro”, a differenza di ciò che ha ripetutamente detto Salvini. Anzi, è un porto molto pericoloso dove, di conseguenza, non possono essere rispediti i migranti soccorsi nel Mediterraneo. Di più: un migrante in fuga dalla Libia fugge una guerra, dunque ha diritto all’asilo politico.

Qualcuno poi dovrebbe dire al ministro dell’interno che negli scontri di questi giorni sono stati coinvolti alcuni centri governativi per profughi. I migranti bloccati o rispediti indietro dall’Italia si sono trovati in mezzo alle battaglie tra milizie… Solo un disperato intervento dell’Acnur ha evitato una strage di innocenti…

In secondo luogo il governo dovrebbe spiegare a chi darà le 12 navi guardiacoste che, all’inizio di luglio, l’esecutivo ha deciso di donare alla Libia. “Ma a quale Libia?”. Quella dell’assediato al Sarraj? O quella delle milizie che lo assediano? O, ancora, quella del generale Haftar che, pare, sta dietro a tutto questo gioco su mandato, secondo Salvini, del presidente francese Macron.

Insomma a Salvini non ne va una dritta. Ma lui va avanti per la sua strada: “Tiriamo dritto”, sembra dire. “Spezzeremo le reni ai nemici”. Ma chi sono i nemici, i migranti?