Cooperare oggi. Seconda puntata

Per rimanere in tema di cooperazione nel secondo giorno del Forum di Milano voluto dal ministro Riccardi, due riflessioni (o provocazioni) penso possano essere utili.

LA PRIMA. Credo che la più efficace forma di cooperazione è quella dagli immigrati che inviano somme considerevoli alle famiglie nei paesi d’origine con continuità. Gli africani lo fanno in modo sistematico e complessivamente si tratta di somme enormi. In alcuni casi le rimesse dall’Europa costituiscono la principale forma di reddito per un nucleo familiare. Sapete per cosa viene utilizzato quel denaro? Per veri e propri progetti di cooperazione: per costruire una casa in muratura e consentire all’intera famiglia di uscire dallo slum, o per fare il pozzo del villaggio, o per acquistare cibo, oppure per consentire alla sorella di partorire in ospedale, o per acquistare l’insulina per i genitori, o per mandare a scuola il fratello più piccolo. Gli stessi obiettivi dei progetti di cooperazione di molte Organizzazioni Non Governative.

LA SECONDA. Dovremmo pensare che la cooperazione non è un flusso unidirezionale di aiuti. Noi aiutiamo loro nella stessa misura in cui loro aiutano noi (mi si perdoni il “noi” e “loro”, ma è per capirsi). Si, perché se è vero che noi cerchiamo di colmare le loro carenze in fatto di cibo, sanità, istruzione è anche vero che loro sostengono i nostri livelli occupazionali. Se non ci fossero i guai dell’Africa, le guerre, le baraccopoli, la tubercolosi, l’Aids noi, qui in Europa, dovremmo licenziare addetti nel settore della cooperazione allo sviluppo che occupa ormai diverse migliaia di persone. Non fraintendetemi, sto solo dicendo che, di questo, bisogna almeno essere consapevoli e, a livello di comunicazione e di strategie, bisogna trarre le giuste conseguenze.

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