Corruzione, potere, denaro

abitare-essere-e-benessere-langolo-di-casa-mi-L-Jio15ZLa corruzione è uno dei grandi mali dell’Africa. Credo che non ci sia una verità più vera. La corruzione in Africa è diffusa, endemica. E’ un autentico cancro che smangia, che spegne, che soffoca qualunque scintilla di sviluppo. La corruzione uccide anche la speranza di uscire, un giorno, dalla miseria, dalla dipendenza, dalla violenza dei militari, dei politici, dei ricchi africani che hanno costruito, spesso, la loro ricchezza su un uso spregiudicato, appunto, della corruzione.

Ma la corruzione è anche comprensibile, non giustificabile. Per comprendere fino in fonda cosa è la corruzione bisogna allargare la mente, cioè cercare di interpretarla nel contesto in cui si sviluppa e, soprattutto, cercare di capire chi ne è responsabile.

La corruzione in Africa non è la stessa di quella che possiamo osservare in Italia o in Europa. La corruzione in Africa è molto peggio, nella stragrande maggioranza dei casi è un modo di vivere: è corrotto il poliziotto che, forte della sua divisa, estorce denaro e privilegi. E’ corrotto l’insegnante, e l’infermiere che per fare il suo lavoro chiede una tangente. E’ corrotto il funzionario statale e il doganiere che non ti crea problemi a patto che tu paghi. In un contesto come questo è impossibile qualunque forma di sviluppo.

Ma bisogna anche cercare di capire da dove arriva tutto ciò, chi ha prodotto quel contesto. Spesso o quasi sempre l’insegnante, il poliziotto, l’infermiere, il funzionario statale e il doganiere non ricevono stipendio da mesi. Oppure, se lo ricevono, sono i primi a non riceverlo più appena qualcosa va male. Di protestare non se ne parla: non ci sono diritti sindacali e non ci vuole niente ad andare a finire male, licenziati o magari in galera per mesi senza processo e senza nemmeno una accusa.

Conviene stare zitti. Anche perchè da chi ha deciso di non pagarti arriva un messaggio tacito: usa la tua divisa, il piccolo potere che ti dà, usa il tuo posto di potere, le tue competenze per vessare la gente comune. Il messaggio è chiaro: “per questo nessuno ti punirà, nessuno ti denuncerà, non rischi nulla”.

Ecco da dove arriva la corruzione in Africa. Ho sempre constatato che gli africani sono generalmente onesti, leali, hanno un senso civico e della comunità molto sviluppato. Il contesto e quel deleterio messaggio tacito li cambia.

E quel contesto è anche il frutto della storia, dell’incontro con la civiltà dell’uomo bianco che ha fatto del denaro e del profitto la legge fondamentale di qualunque relazione.

Un padre missionario dal quale ero ospite era abituato a mettere al sicuro denaro e oggetti di valore in una pesante cassaforte che apriva e chiudeva migliaia di volte al giorno: per dare qualche banconota a chi portava il pane, a chi puliva, a chi andava a fare degli acquisti. Dava il denaro contato, per un’acquisto, per una giornata di lavoro, per un servizio. Dopo qualche giorno gli dissi che, almeno alle persone fidate, poteva permettersi di dare il denaro che serviva per una settimana di lavoro o per acquistare il pane anche per la sera. Mi disse che preferiva così, si sentiva più sicuro e pensava anche di fare il bene dei suoi collaboratori che, in effetti, lo adoravano. Insistetti e gli chiesi perché. Mi rispose che per gli africani il potere del denaro è troppo forte, spesso non sanno tenerlo a bada, ne vengono sopraffatti.

Ci tenne a precisare che non era una carenza, ma il frutto della storia. Nella loro il potere era il Re, il capo tribù, l’anziano del villaggio, un’entità concreta, umana.

Un potere astratto come il denaro è qualcosa che sfugge. E poi si tratta di un potere con il quale puoi fare quasi tutto. Agli occhi degli abitanti di un villaggio sperduto puoi anche vincere la morte e la malattia. Un potere così attrae, ipnotizza, devasta le menti – mi disse. “Meglio distribuirlo e usarlo con parsimonia. E non perdere occasione per dimostrarlo meno onnipotente delle relazioni, dell’amore, della giustizia”

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