Crescere, crescere… ma per andare dove?

imagesUno dei più prestigiosi quotidiani economici d’Europa, il Financial Times, ha ospitato nei giorni scorsi una intervista ad un nigeriano, Lamido Lanusi, che non è un personaggio qualunque ma il governatore della Banca Centrale della Nigeria, cioè di uno dei paesi africani titolari di una formidabile crescita economica, uno dei paesi più ricchi del continente e anche una delle nazioni africane che ha più stretti rapporti economici e commerciali con la Cina e gli altri paesi dei cosiddetti BRICS.

L’intervista è la prima (per quanto io sia a conoscenza) nella quale un importante personaggio membro di una delle élite politiche ed economiche al potere in un importante paese africano mette in discussione, con argomenti inoppugnabili, il tanto decantato rapporto dell’Africa con la Cina e con gli altri paesi ad economia emergente. Il titolo dell’articolo è significativo: “L’Africa deve aprire gli occhi sulla storia d’amore con Pechino“. Più che analizzare l’articolo riporto, di seguito, quelli che mi sembrano i passaggi più espliciti:

“…La Cina si impadronisce delle nostre materie prime e ci vende prodotti finiti… Questa è proprio l’essenza del colonialismo. L’Africa sta spalancando le sue porte a nuove forme di imperialismo… La Cina, per esempio, ormai non è più una economia sorella del mondo sottosviluppato ma è la seconda economia più forte del mondo, un gigante capace di esprimere le stesse forme di sfruttamento che ha adottato l’Occidente nel passato… servono scelte coraggiose, dobbiamo produrre in Africa e allo stesso tempo respingere importazioni cinesi frutto di politiche predatorie”.

Poche parole ma chiarissime. Dovrebbero leggerle e rifletterci tutti coloro (e sono tanti) che vagheggiano un futuro migliore per l’Africa che, finalmente ha, nella Cina, un’alternativa al rapporto predatorio occidentale. Dovrebbero ugualmente leggerle tutti quelli che parlano della crescita come di un fattore miracoloso che porterà benessere e sviluppo agli africani.

Scusate la schematicità ma, come il governatore della Banca Centrale Nigeriana, mi convincerò che per gli africani sta cambiando qualcosa:

quando in Africa nasceranno imprese e aziende (con occupati locali) per la trasformazione e l’esportazione delle materie prime, agricole o minerarie.

Quando assieme al dato della crescita l’Africa e gli africani (non una piccola élite che viene chiamata “classe media”) potrà vantare una analoga formidabile crescita nell’accesso alla sanità, all’istruzione, all’acqua potabile, all’elettricità.

Quando i presidenti africani che sono al potere da più di due mandati non riceveranno l’appoggio e il sostegno delle nazioni loro partner commerciali.

Quando il livello di corruzione verrà stigmatizzato dai partner commerciali che disdegneranno di pagare tangenti (sotto diverse forme) al sottobosco di ministri e funzionari di molti paesi.

In assenza di queste condizioni continuerò a pensare che l’Africa, ancora una volta, sta finanziando il prossimo assetto geo-politico ed economico del pianeta. Una missione alla quale ha contribuito già in buona parte nel passato: con lo schiavismo ha finanziato la rivoluzione industriale, con il colonialismo ha finanziato due grandi guerre mondiali, con il sistema dello scambio ineguale e del neo-colonialismo ha sostenuto il boom economico del secondo dopo-guerra…. Adesso con il miraggio di un partner commerciale che persegue il “Io guadagnao-Tu guadagni” sta fornendo, in condizione di sfruttamento, terra a chi non ha terra, energia a chi non ne può produrre in proprio abbastanza, minerali strategici a chi non ne ha.

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