Dal sogno al pragmatismo. Cinquanta anni di Unione Africana

imagesLa settimana che si apre sarà quella dedicata al cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Organizzazione per l’Unità Africana che nel 1999 si è trasformata in Unione Africana. C’è già in questo percorso una chiave di interpretazione.

L’OUA era nata cinquanta anni fa con il nome di “Organizzazione per L’Unità Africana” sull’onda delle idee di un grande propugnatore di un continente unito, cioè il ghanese Kwame Nkrumah (nella foto). In quel nome c’era un sogno che, nelle intenzioni dei fondatori, avrebbe dovuto realizzarsi nel tempo. Nel tempo invece quel nome è cambiato. Oggi è “Unione Africana” e si tratta di una organizzazione con regolamenti e statuto molto simili a quelli dell’Unione Europea alla quale i paesi membri si sono ispirati.

Dal sogno al pragmatismo, si potrebbe dire. Ma a vedere la storia si è trattato di un percorso che non ha portato bene all’Africa. Il cinquantennio che è passato non ha portato sviluppo e nemmeno democrazia.

Quel percorso è stato punteggiato da crisi, alcune drammatiche (la Grande Fame in Etiopia, la guerra civile in Somalia, il genocidio in Ruanda, la Sierra Leone, la Liberia) e da dittatori che sono al potere da decenni, e da colpi di stato che si susseguono ancora oggi. Qualcuno dirà però che quel percorso è culminato nelle formidabili crescite economiche che caratterizzano alcuni paesi del continente in questo inizio di terzo millennio. Rispondo che la positività di quelle crescite è ancora tutta da verificare per le popolazioni.

C’è poi da dire che L’unione Africana, che condanna i colpi di stato, non riesce a condannare presidente accusati o ricercati dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja (Omar Al Bashir, Robert Mugabe, adesso potrebbe trovarsi con lo stesso problema nei confronti del kenyano Kenyatta). Semplicemente l’Unione Africana ignora le sentenze e i mandati di cattura della Corte. Il che significa non riconoscerla, indebolirla.

Tutto negativo, allora? No, affatto. L’Unione Africana ha gli stessi difetti che hanno tutti gli organismi sovranazionali, anche l’Unione Europea, l’Onu, la Banca Mondiale: sono l’espressione della comunità che rappresentano e possono essere uno stimolo al dibattito, al compromesso, alla necessità di trovare soluzioni comuni.

L’importante che lo si sappia e che in questa settimana di celebrazioni non ci si abbandoni alla ritualità, ai discorsi pieni di enfasi, alle parole pronunciate per fare prendere aria ai denti. Sia da parte dei leader africani che da parte di quanti europei-nordamericani-asiatici faranno da sponda a queste celebrazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *