Ddissababà e il peso della Storia

Addis Abeba è una delle città africane alla quale sono più legato. E’ il luogo dei miei primi viaggi in Africa e inoltre è una città che ha la sua personalità. Non è cosa da poco perché quasi tutte le città in Africa non hanno storia: hanno meno di duecento anni, sono state volute dai colonialisti. Anche geograficamente sono nate in luoghi funzionali ai traffici degli schiavisti o dei colonialisti che portavano via schiavi o materie prime. Addis Abeba è una eccezione. Lei la storia ce l’ha perché qui la popolazione ha subito meno il colonialismo grazie al fatto che è situata su un altopiano (il più grande di tutta l’Africa) che era difficile da conquistare e sul quale era complicato, anche per le capacità belliche dei suoi abitanti, fare razzie.

Così Addis Abeba è rimasta una città della quale ci si innamora. E’ moderna, soprattutto adesso che, con il denaro dei cinesi, si costruisce in ogni quartiere. Ma nello stesso tempo è una città nella quale ogni pietra trasuda storia. Non lo si direbbe dato che Addis Abeba ha solo poco più di cento anni. Nulla a che vedere dunque con alcune grandi capitali europee. Eppure qui la storia la si sente. Intanto la popolazione è a maggioranza di religione cristiana, cristiano copta per la precisione. Non è un fatto da poco se si pensa che in tutta l’Africa sub-sahariana, solo sull’altopiano etiopico ci sono genti cristiane. Ed ecco la storia: la leggenda dice infatti che l’antico regno di Axum e l’impero etiopico , una delle civiltà più antiche del continente africano, sia nato proprio dalla Regina di Saba e da Re Salomone il cui figlio si impossessò a Gerusalemme delle Tavole dell’Alleanza e fuggì con queste sull’altopiano etiopico fondando l’impero le cui tradizioni e unità dovevano essere difese e custodite dal Negus, il “Re dei Re”.

Addis Abeba – Ddissababà come dicono i suoi abitanti – è una città sospesa tra cielo e terra, uno dei luoghi più salubri del mondo: a circa 2400 metri di altezza e quasi sulla linea dell’equatore. I raggi del sole sono poderosi ma non c’è mai quel caldo umido opprimente del bassopiano.

Sulla personalità di Addis Abeba pesa l’influenza della storia recente che si esprime anche sull’architettura: Meskel Square, Churchill Road, una immensa piazza e una altrettanto immensa arteria centrale dove i taxi bleu fanno pendant con il cielo azzurro intenso dell’equatore. Ma anche nel popolare quartiere di Merkato dove è la classica città africana che prende il sopravvento, con le sue bancarelle e le trattative caratteristiche dei mercati africani. Ed ecco ancora la storia: Meskel Square e Chrchill Road sono anche (ma non solo) il lascito del periodo del “terrore Rosso” quando il dittatore Menghistu era schierato con l’Unione Sovietica. Il quartiere di Merkato, a cominciare dal suo nome, è il lascito del (breve) periodo coloniale italiano.

Sotto tutto questo la storia secolare dell’Impero dei “Re dei Re”. Le genti dell’altopiano etiopico possono vantare il lusso di soli sei anni di colonizzazione italiana (peraltro neanche completa e ottenuta con l’utilizzo odioso dei gas), insufficienti per cancellare civiltà e cultura autoctona. Ma su tutto il resto d’Africa ciò non è avvenuto. La storia dei vincitori ha azzerato una immensa ricchezza di cui si dovrebbe, almeno, avere coscienza.

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