E’ cominciata la guerra. Povero Mali (e un pensiero agli ostaggi)

Forte del consenso internazionale la Francia sta conducendo in Mali una guerra in piena regola: uso di aerei, truppe a terra, e Hollande ufficializzandola, ha detto che l’intervento francese andrà avanti fino a quando ce ne sarà bisogno, quindi non si tratta di un mordi e fuggi ma di un vero e proprio dispiegamento sul terreno. La priorità era quella di impedire l’avanzata dei miliziani islamisti verso sud, verso la capitale Bamako. E il fatto che fossero già a pochi chilometri da Mobtì, a Konna – oggi riconquistata dall’esercito maliano grazie ai soldati francesi – evidentemente ha accelerato tutto.

La Francia e la diplomazia internazionale – contrari solo Algeria e Mauritania – volevano un intervento africano sotto egida Unione Africana. Quello in corso invece è una missione francese (più qualche soldato nigeriano e forse senegalese) sotto egida Onu.

Insomma la Francia è di nuovo in guerra in Africa probabilmente perché la missione africana andava per le lunghe e c’erano forti disaccordi interni. Inoltre l’esercito del Mali, al quale doveva essere affidata la prima linea, era totalmente incapace di assumersi il compito. Se la Francia non avesse accelerato tutto e preso in mano la situazione probabilmente i miliziani sarebbero già alle porte di Bamako.

Sta di fatto che la politica estera della Francia in Africa sembra non essere mai cambiata, dagli anni sessanta ad oggi. Proprio pochi giorni fa Hollande aveva dichiarato – a proposito della crisi in Centrafrica – che sono finiti i tempi in cui Parigi difendeva la stabilità dei regimi, adesso la Francia – aveva detto – difende solo i propri cittadini e i propri interessi. I fatti lo hanno smentito. Negli ultimi due anni Parigi ha sulle spalle tre interventi in Africa: Libia, Costa D’Avorio e, adesso, il Mali.

Infine un ragionamento sugli aspetti militari. Adesso, dopo la priorità di fermare i miliziani nella loro avanzata verso Bamako, arriva il difficile, cioè la necessità di snidarli da Gao, Kidal, Timbouctou in quel vasto e remoto deserto del Nord che fa tanto pensare all’Afghanistan.

In tutto questo un pensiero agli otto lavoratori francesi sequestrati tra Mali e Niger e in mano ai gruppi islamisti. E’ tremendo ma la ragion di stato è superiore alle vite umane.

« »

© 2020 Buongiorno Africa. Theme by Anders Norén.