Esistono uomini buoni. Ne ho conosciuto uno

downloadPer la verità non l’ho conosciuto, gli sono solo passato vicino, una volta, parecchi anni fa. Mi è bastato. Da allora ho seguito le sue vicende in Africa, in Sudan. Dovevo andarmele a cercare le notizie sue e della sua attività perché lui, evidentemente, considerava la sua attività e il suo modo di vivere del tutto normale, assolutamente non degno di nota. Una cosa che andava fatta, punto e basta.

Sto parlando del Dottor Giuseppe Meo, morto a Torino, la sua città, chirurgo ospedaliero, autore di testi di chirurgia tropicale, socio cofondatore del Comitato di Collaborazione Medica, ai cui interventi, in particolare in Sud Sudan, ha partecipato attivamente per quaranta anni.

Per ricordarlo si potrebbero usare le solite parole. Preferisco ricordarlo col le “sue” parole, tratte da un suo libro: “Africa Malata” pubblicato da L’Harmattan Italia, nel 2010.

“…Dopo tanti anni nella memoria rimane indelebile il ricordo dei ‘miei malati’, un diario visivo di ritratti intensi. Sono esistenze che non si riescono ad archiviare. Le loro sofferenze ti penetrano. E’ una compassione che nasce dal privilegio della condivisione diretta, seppure per brevi periodi ogni volta, ma ripetuta negli anni”.

E ancora: “...Il Sud Sudan ha un fascino misterioso che deriva dai suoi forti contrasti: il senso della dignità delle persone e la loro miseria estrema, la siccità e le piogge furiose, le grandi mandrie e le carestie, l’amore per i bambini e gli orrori della guerra. Resta il fatto che il Sudan è teatro di molti ricordi perché è diventato ‘casa mia’ e la sua gente la mia gente”.

La vita del dottor Giuseppe Meo impone una riflessione, l’unica che voglio aggiungere alle sue parole. La sua vita è stata un confronto continuo tra una chirurgia esercitata in contesti estremi, di povertà e di guerra, e una condizione umana resa ancora più fragile dalla malattia.

Ecco, senza nulla togliere ai chirurghi di guerra, ai logisti da Far West di molte imprese umanitarie, agli spettacolari interventi di emergenza in Africa che a volte arrivano sui nostri media, questo uomo buono, semplice, competente, appassionato, gentile era tutta un’altra cosa.

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