Forza Goodluck, che il nome ti sia di buon auspicio

imagesIl presidente nigeriano Goodluck Jonathan fa sul serio. E’ apparso in TV e ha annunciato in diretta la proclamazione dello stato d’emergenza in tre stati del nord, Borno, Yobe e Adamawa, disponendo l’invio immediato di rinforzi militari e autorizzando l’utilizzo di misure straordinarie per fermare le violenze del gruppo estremista Boko Haram. Poche ore dopo giornalisti e testimoni oculari hanno parlato del dispiegamento di un enorme contingente di uomini e mezzi in una vasta area al confine con Camerun, Niger e Ciad.

Nel suo discorso televisivo Goodluck Jonathan ha detto che l’obiettivo è assicurare l’integrità territoriale della nazione e garantire la sicurezza dei cittadini che nelle ultime settimane hanno dovuto subire attacchi, violenze e ripetuti attentati sanguinari. Il provvedimento – ha spiegato – si è reso necessario per il fallimento di altre strategie, incluso, il dialogo, pur precisando che questa opzione resta comunque aperta.

Il presidente ha poi aggiunto che i miliziani di Boko Haram sembrano determinati a stabilire il controllo e l’autorità su alcune zone e progressivamente travolgere il resto del paese. In molti luoghi – ha aggiunto – hanno distrutto la bandiera nigeriana e altri simboli dell’autorità statale e al loro posto hanno issato strani vessilli che suggeriscono l’esercizio di una sovranità alternativa, ha spiegato ancora il presidente.

Infine Goodluck Jonathan ha spiegato di avere dato disposizioni al capo di stato maggiore della difesa di usare l’intero arsenale a sua disposizione per arrestare e trattenere sospetti terroristi, occupare qualsiasi edificio sospetto e catturare persone sospettate di essere in possesso di armi e esplosivi.

unoInsomma un decisionismo anomalo per la Nigeria quello adottato dal presidente che nella lotta a Boko Haram si gioca tutto. Nel Delta del Niger, con la formazione guerrigliera del Mend (Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger), la sua strategia ha pagato. Ha portato gran parte del Movimento al dialogo con l’applicazione di una amnistia e il varo di una riforma della ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita del petrolio.

Boko Haram e il Nord del paese sono però tutt’altra cosa. Questa surreale setta islamica armata che non ha un seguito popolare ma, evidentemente, finanziatori e sostenitori occulti, è una parte di una importante partita che si gioca in Africa. In gioco c’è la penetrazione dell’integralismo islamico nel continente. Dopo la sconfitta degli Shebab in Somalia e la messa sotto assedio dei gruppi salafiti in Mali, i finanziatori occulti dello jihadismo mondiale sanno bene che non possono permettersi di perdere anche in Nigeria.

In questo paese si gioca una partita che va ben oltre la Nigeria. La posta in gioco è altissima: politica, simbolica, finanziaria e militare allo stesso tempo. Forza Goodluck, che il nome ti sia di buon auspicio

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