Geopolitica, terrorismo e Africa

Geopolitica, terrorismo e Africa

In questi giorni il terrorismo jihadista sta mostrando di essere uno dei grandi problemi con il quale il mondo occidentale, e anche quello delle grandi economie emergenti, dovrà fare i conti nel prossimo futuro. Al Qaeda, l’Isis e la galassia di formazioni armate che ruotano intorno a questi due cartelli del terrore, saranno una delle variabili che determineranno i prossimi equilibri geopolitici internazionali.

Politici, cancellerie, diplomatici, analisti e giornalisti lo hanno compreso e ci raccontano, per quanto possibile, questi gruppi, i loro leader, i loro obiettivi e le loro strategie. Conosciamo molto dello Stato Islamico e del suo leader Abu Bakr Al Baghdadi, conosciamo molto anche di al Qaeda. Conosciamo molto meno invece delle formazioni che operano in Africa. Per i soliti problemi: questo continente è un po’ dimenticato, è sempre stato considerato marginale nella determinazione di equilibri politici, è ostico per lavorarci, ci si muove con fatica e gli inviati dei giornali preferiscono, spesso, situazioni di maggiore richiamo mediatico.

Ma l’Africa negli ultimi anni è diventata sempre più un “teatro” centrale negli equilibri strategici e non è mai stata così contesa come oggi. Del terrorismo jihadista africano però si conosce molto meno. Eppure gli effetti sono devastanti. L’ultimo episodio con protagonista Boko Haram ne è una testimonianza: due i violenti attacchi di questa setta nel nord est della Nigeria per un totale di 145 vittime. Il prim attacco e’ avvenuto nel villaggio di Mussaram, a 8 chilometri dalla citta’ di Monguno dove 48 uomini sono stati presi dai ribelli e uccisi a freddo, secondo quanto raccontano testimoni. Un altro attacco si e’ registrato nel villaggio di Kukawa, vicino al lago Chad. Secondo quanto riportano altri testimoni una cinquantina di uomini hanno aperto il fuoco su dei fedeli riuniti in preghiera in una moschea del villaggio, in pieno Ramadam. Sono 97 i morti, tra cui donne e bambini.

Anche per numero di morti gli attacchi in Africa superano sempre quelli in Europa e nel resto del mondo. A volte la differenza è addirittura imbarazzante, basta ricordare lo scalpore dell’attacco in Francia ad un deposito di gas con il bilancio di un morto mentre nello stesso giorno un attacco a Mogadiscio, in Somalia, aveva fatto quasi cinquanta morti. Il primo ha avuto una attenzione mediatica enorme, il secondo non è quasi nemmeno stato citato.

Ho l’impressione che se non aggiusteremo il tiro della nostra attenzione (nostra di opinione pubblica e della nostra politica estera) qualcosa ci sfuggira, nel prossimo futuro.

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