Gli occhi negli alberi

Ho letto un libro che considero un capolavoro, sotto molti punti di vista: letterario, storico, sociale ma non solo. E’ un libro che in Italia ha venduto pochissimo, per quel che mi risulta. La casa editrice non lo ha promosso nel modo adeguato e soprattutto lo ha fatto senza sottolineare che si tratta di un libro sul Congo. La trama è originale: Nathan Price, un pastore battista americano, moralista e fanatico, decide, alla fine degli anni ’50, di trasferirsi in una missione nel Congo Belga con il preciso scopo di convertire gli indigeni. Insensibile ai desideri e alle esigenze della moglie, indifferente alle proprie responsabilità familiari, Nathan porta con sé le quattro figlie costringendole a lasciare il benessere e la sicurezza di un’America in pieno boom economico per vivere in un paese che sta diventando indipendente e che vive la traumatica stagione di Patrice Lumumba.

Un momento cruciale, dunque, non solo per il Congo ma per l’intera Africa alle prese con le indipendenze. Lumumba vorrebbe un paese realmente indipendente e per questo verrà ucciso. Si tratta di avvenimenti storici mai chiariti, avvolti da un mistero al quale non sono estranei i colonizzatori belgi, ma anche le potenze europee e le Nazioni Unite dell’epoca

La famiglia di Nathan Price (la moglie e quattro figlie, tutte femmine, una semi-paralizzata) vive questi avvenimenti da un villaggio sepolto nella immensa foresta pluviale del Congo. E’ una prospettiva veramente inedita, che nessuno finora, si è cimentato a raccontare. Si tratta, infatti, di ricostruire come il popolo del Congo, non quello di Kinshasa, ma quello remoto dei villaggi, considera il personaggio Lumumba e la sua prospettiva politica dell’indipendenza. In questo libro viene narrata, con grande capacità letteraria, politica e sociale, proprio questa prospettiva.

Gli altri temi di “Gli Occhi Negli Alberi” sono l’integralismo cristiano di cui si parla pochissimo (Per molti, anche valenti giornalisti e intellettuali, l’integralismo è solo islamico) i cui effetti meriterebbero di essere più conosciuti. Si pensi, per esempio, all’Esercito di Liberazione del Signore di Joseph Kony, nato in Uganda del Nord (e ancora operante in tutta la regione) che voleva rovesciare il regime ugandese e instaurare un governo fondato sui dieci comandamenti.

E poi ancora “Gli Occhi Negli Alberi” è l’Africa vista con gli occhi ingenui di quattro bambine (in ogni capitolo parla in prima persona una di loro o la mamma). Ma il libro è anche l’impatto della cultura dell’uomo bianco, onnipotente e vincitore, con un Africa che resiste e si oppone alla prospettiva di perdere la propria identità. In alcuni passaggi viene in mente il magistrale “Il Crollo” di Chinua Achebe.

E poi c’è anche la vicenda storica. Si tratta di una delle ricostruzioni più lucide e rigorose che abbia mai letto. Poche pagine, ma magistrali, dipingono la figura di Lumumba e raccontano della sua uccisione e dell’avvento di Mobutu Sese Seko che resterà al potere – guardiano del forziere Congo per conto delle Grandi Potenze – per trentadue anni.

Infine è triste pensare che il libro non è più disponibile attraverso i normali canali commerciali e inoltre, come avete letto, quando è uscito – nel 2002 per Sperling e Kupfer – è passato quasi inosservato. Tra qualche giorno lo aggiungerò alla lista dei libri nella sezione “approfondimenti” di questo blog per coloro che vorranno tentare di trovarlo. Chi lo avesse invece letto può aggiungere un commento-recensione a questo post.

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