Golpe? Ribellione? Per il regime eritreo solo terrorismo, naturalmente.

imagesCome previsto l’episodio di settimana scorsa che aveva fatto pensare ad un golpe in Eritrea è scomparso dai media internazionali. Come sempre avviene in casi di questo genere il regime eritreo sigilla il paese, minaccia, intensifica i controlli con l’obiettivo di non fare filtrare nulla. Nel silenzio e nel disinteresse dell’opinione pubblica internazionale all’interno si regolano i conti. E, si sa, il regime ha la mano pesante.

Impossibile verificare, ma pare che siano in corso retate casa per casa, che ci siano stati arresti arbitrari, soprattutto nelle famiglie dei militari protagonisti dell’azione dimostrativa di una settimana fa, cioè l’incursione nel palazzo della televisione di stato e la lettura di un comunicato nel quale si chiedeva la liberazione dei prigionieri politici che, secondo fonti indipendenti ma attendibili, sono ben diecimila, molti di loro scomparsi, probabilmente morti. Gli altri senza accuse formalizzate e, ovviamente, senza processo.

L’unico a parlare in questi giorni è stato l’ambasciatore eritreo presso l’Unione Africana, Girma Asmerom, che ha detto: “In tutto il mondo un individuo o un gruppo di uomini armati, pazzi o terroristi può fare azioni stupide come rapire, prendere in ostaggio persone che lavorano in un ente pubblico o in un ufficio privato. Simili incidenti, che spesso accadono in Occidente, sono considerate azioni terroristiche. Non capisco perché, quando accadono in Africa, vengano etichettati come colpi di Stato. È l’esempio più lampante di ipocrisia e doppi standard”.

Al diplomatico eritreo bisognerebbe obiettare due cose. La prima è che nei paesi dove azioni di questo genere vengono definite terroristiche, in genere sono paesi dove c’è il multipartitismo, dove c’è una stampa libera, dive l’opposizione può esprimersi, dove le carceri non sono piene di oppositori. L’Eritrea invece è un buco nero nel quale agonizza una intera popolazione che sa bene cosa è la democrazia, per la quale ha condotto una guerra civile eroica, che è stata tradita dagli attuali dirigenti.

La seconda obiezione all’ambasciatore eritreo dovrebbero fargliela gli africani. Lui si lamenta del fatto che “quando queste cose accadono in Africa si parla di terrorismo”. Che parli per il suo paese! Fortunatamente esistono paesi africani dove democrazia e multipartitismo cercano di farsi strada e vincono qualche battaglia.

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