Il Grande Fiume

Non è vero che la Geografia è una scienza fredda, tecnica. Non è nemmeno una disciplina semplicemente descrittiva. La Geografia parla dell’uomo e del suo rapporto con la natura e con il mondo nel quale gli è stato dato di vivere. La Geografia, alla fine, è la storia di questa relazione.

Nei ripetuti viaggi che mi è capitato di fare in Congo mi ha sempre affascinato, per esempio, il modo con cui l’uomo si è adattato a vivere nel bacino di un grande fiume come, appunto il Congo che è il secondo corso d’acqua per lunghezza dell’Africa, dopo il Nilo. E il secondo al mondo per portata dopo il Rio delle Amazzoni.

In qualche modo il Grande Fiume ha difeso il suo territorio. Poteva lasciarsi navigare completamente, dalla foce alle sorgenti, rendendo più facile l’ingresso degli esploratori stranieri, quelli che erano alla ricerche delle ricchezze celate in quella immensa foresta pluviale all’interno della quale il Congo scorre. Invece ha creato degli sbarramenti naturali, delle trincee di difesa. Il fiume infatti non è navigabile per tutti i suoi 4700 chilometri, in altre parole chi lo volesse usare per trasportare merci al mare non può farlo.

A qualche centinaio di chilometri dalla foce il fiume forma una specie di lago, il Pool Malebo (sul quale, nelle rive opposte, sono sorte le città di Kinshasa e Brazzaville) e subito dopo le acque vengono forzate all’interno di canaloni di roccia che formano una serie di cascate.

Questa specie di dispetto della natura è stato il cruccio di Re Leopoldo II del Belgio che, a cavallo tra ottocento e novecento, era il proprietario di quelle terre e di quella foresta i cui alberi fornivano una resina, il caucciù, che si rivelò fondamentale per il procedimento di fabbricazione della gomma prima, e della plastica poi. Una materia prima preziosa, indispensabile per il progresso industriale e tecnico ma che era tale solo se giungeva al mare, in un porto dal quale poteva essere imbarcata per l’Europa. In Congo non valeva assolutamente nulla.

Allora l’uomo, lo straniero non indigeno, ingaggiò una guerra spietata con la natura: cercò di spaccare le rocce, di costruire una strada, di aprire un’altra via al fiume. Nel frattempo, in condizioni di schiavitù fece raccogliere il caucciù nel profondo della foresta e lo fece trasportare al mare con marce forzate degli indigeni.

Furono anni terribili per gli africani. Anni che passarono alla storia come il periodo del primo genocidio (dimenticato) del novecento. Per raccogliere e fare arrivare al mare il caucciù Re Leopoldo del Belgio e i suoi agenti sterminarono la popolazione locale o la fecero morire di stenti in un territorio che doveva essere totalmente piegato a fornire materie prime per l’avidità di un sovrano (che passava per filantropo) e di un modello di sviluppo.

Quella storia, quella guerra tra uomo e natura è ancora in corso. Oggi le materie prime sono altre, ogni epoca ha le sue: ai tempi di Re Leopoldo il caucciù, poi il legname, poi il rame, il cobalto, i diamanti…

Nel frattempo l’uomo ha creato altri sbocchi per le materie prime che si celano nel Bacino del Grande Fiume Congo. Sono gli aeroporti della regione del Grandi Laghi: Kigali, Bujumbura, Entebbe.

Ma la guerra è ancora in corso. Chi ha provato a navigare sul Grande Fiume ha sentito la sua forza profonda e non ha potuto fare a meno di provare un riverente timore di fronte a quella potenza che il Congo sembra conservare nelle sue acque apparentemente quiete prima di trasformarsi, dopo il Pool Malebo, in rapide, cateratte, gorghi, mulinelli, cascate. Come se il fiume sfogasse la sua rabbia per le vittorie dell’avidità dell’uomo.

1 comment for “Il Grande Fiume

  1. Attilio
    30 ottobre 2012 at 17:57

    non mai ritenuto nessuna materia di studio ” secondaria” o meno importante di altre
    ,se si ascolta o si legge tutto insegna specialmente se è spiegato chiaramente, oggi ho aggiunto un’altro tessello al mio piccolo bagaglio di conoscenza, grazie!

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