Il paradosso Burundi. L’Uganda e il Ruanda

treIn Burundi siamo al paradosso. Adesso ad invocare la costituzione che lui stesso ha violato è il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza. A quanti gli hanno chiesto (comunità internazionale, Unione Europea e i capi di stato di alcuni paesi) di subordinare lo svolgimento delle elezioni presidenziali ad un accordo politico con le opposizioni per evitare un bagno di sangue, ha risposto che – e sono parole testuali – “nessun dialogo può autorizzare una violazione della costituzione”.

Dunque il 21 luglio si andrà alle elezioni presidenziali. L’esito è scontato: vincerà lui, l’uomo che le ha fortemente volute e che sa di poter ottenere il risultato che desidera. Il Burundi è in una morsa di terrore, la temuta guerra civile è praticamente cominciata, larghi settori delle forze armate sono contro il presidente e hanno promesso di rovesciarlo.

Lui imperterrito ha anzi diffuso una nota nella quale rivolge un appello ai cittadini a recarsi alle urne per eleggere il presidente, respingendo, come detto, la richiesta delle forze di opposizione di subordinare lo svolgimento dello scrutinio a un accordo tra le parti politiche.

Il Burundi e la prova di forza di Nkurunziza oggi sono una sorta di prova generale per il futuro della regione dei Grandi Laghi. Due suoi “colleghi”, cioè il presidente del Ruanda e quello dell’Uganda,Kagame e Museweni, sono interessatissimi a vedere come andrà a finire. A breve ci saranno le elezioni anche in Uganda e Ruanda e se a Nkurunziza sarà andata bene loro saranno ancor più autorizzati a seguire la stessa strada, nonostante le costituzioni, naturalmente.

Se andrà bene a tutti nascerà una sorta di Comunità Regionale dei Presidenti in carica abusivamente. L’unione fa la forza.

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