La Cina in Africa: “I nemici dei miei amici sono miei amici”

imagesNel tentativo di coprire il deficit di bilancio dell’anno corrente, stimato tra i 6 e il 10 miliardi di dollari, il governo sudanese ha concluso un accordo per il prestito di circa un miliardo e mezzo di dollari con una banca cinese.

A garantire per il Sudan presso l’istituto di credito sono il governo di Pechino e la China National Petroleum Corporation, la compagnia petrolifera di bandiera cinese. Non si conosce invece il nome della Banca cinese che ha elargito il prestito. Non è stato rivelato né a Khartoum, né a Pechino. Il prestito sarà utilizzato per riequilibrare la bilancia dei pagamenti e coprire il disavanzo e rappresenta una vera e propria ancora di salvezza per il paese alle prese con una crisi economica senza precedenti.

Da mesi le autorità di Khartoum si trovano a fronteggiare una situazione potenzialmente esplosiva, determinata dalla perdita dei tre quarti delle riserve di greggio contenute nel sottosuolo del Sud, divenuto indipendente nel luglio 2011. L’inflazione su base annua ha raggiunto un tasso stimato del 46%, mentre lo scellino sudanese ha subito una progressiva svalutazione al mercato nero, costringendo la Banca centrale a correre ai ripari.

Una condizione di instabilità condivisa con i vicini meridionali costretti a bloccare una produzione pari a 350.000 barili al giorno, da circa un anno, in seguito al mancato accordo con il Sudan per i dazi sul transito del greggio negli oleodotti che corrono verso il mar Rosso.

Il blocco delle esportazioni di petrolio, che sono riprese a singhiozzo, sulla base di precari accordi tra il nord e il sud, è dovuto alla guerra di frontiera che da mesi insanguina il lungo confine comune.

Principale partner economico di entrambi i Sudan è il governo di Pechino che ha accordato pochi mesi fa un prestito di otto miliardi di dollari anche alle autorità di Juba. E anche in questo caso non si conosce la banca che lo ha concesso.

Una situazione, questa, che la dice lunga sul ruolo della Cina in Africa: non importa chi c’è al governo, non importa se è stato eletto democraticamente ed è legittimato a governare, non importa se rispetta i diritti umani, non importa se i parametri di scolarizzazione, accesso alla sanità e all’acqua potabile sono accettabili.

L’importante è che aprano una porta alla potenza finanziaria ed economica della Cina e che consentano l’esportazioni di materie prime, agricole o minerarie, a prezzi favorevoli.

 

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