Lampedusa: dire (e pensare) la verità

imagesSulla tragedia di Lampedusa ha prevalso l’emozione, come è ovvio. Eppure la vicenda ha avuto il merito di riaprire tutte le domande insolute che la questione immigrazione ci impone di affrontare. Vediamole: Cosa si può fare? Accoglierli tutti? Evitare che partano, ma come? Colpire gli scafisti e i trafficanti di essere umani. Ma chi sono costoro? E come si possono colpire?

Alcune di queste domande non hanno realmente risposte a meno che non si cambia la prospettiva con le quali le si affronta. Ci provo:

L’immigrazione non è un fenomeno eccezionale che si manifesta nella nostra epoca, cioè in tempi di globalizzazione. Niente affatto: gli spostamenti di esseri umani (anche a livelli imponenti)nella storia sono la norma, sono sempre avvenuti e chi ne ha fatto tesoro ne è risultato vincente. Un solo esempio: la più importante potenza a livello politico, militare ed economico dei nostri tempi, gli Stati Uniti, hanno fatto della multietnicità una ricchezza: cinesi, irlandesi, italiani ed altri ancora. In quest’ottica, dunque, è totalmente fuorviante considerare i morti e i superstiti del naufragio di Lampedusa dei disturbatori degli equilibri sociali ed economici dell’Europa che i “buonisti”, nonostante tutto, vorranno accogliere per umana solidarietà.

In ogni caso ci si rassegni: potremmo anche costruire i muri nella nostra piccola decadente Europa, accogliere gli immigrati a fucilate, minare i confini e riempire le galere. Gli immigrati continueranno ad arrivare. E’ un dato di fatto che si verifica oggi e si è verificato sempre nella storia. Mentre si contano ancora i morti di Lampedusa, un barcone con altri trecento è stato soccorso dalla capitaneria di porto di Lampedusa.

Evitare che partano è l’equivalente di “aiutiamoli a casa loro”. Ma sapete cosa vuol dire? Significa fare accordi con i peggio dittatori e chiedere loro che sigillino i loro paesi, cioè che chiudano tutti in una galera a cielo aperto. Un accordo del genere era stato fatto con Gheddafi ed era una vergogna. E comunque non ha fermato i barconi…

I trafficanti di esseri umani sono proprio i dittatori e tutto il loro entourage. Certo, i presidenti non si sporcano le mani, loro partecipano ai summit. Ma i loro generali, i loro funzionari doganali, i loro poliziotti aprono e chiudono i rubinetti dell’immigrazione, accettano tangenti per far passare o per respingere, fanno il prezzo per dimenticare la porta aperta. Colpire questi personaggi significa colpire i loro capi, colpire il sistema. Lo scafista che sale su un barcone malconcio è un poveraccio come i passeggeri che rischia di seguire la loro stessa sorte, buona o cattiva che sia. Farlo diventare il capro espiatorio di un sistema è troppo semplice. E’ talmente semplice che chi lo fa potrebbe essere accusato di non voler affrontare il problema vero.

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