Le olimpiadi dei fuggiaschi

Spenti i riflettori sulle Olimpiadi, ciò che rimane è una notizia, praticamente ignorata dai più, che riguarda alcuni atleti africani che hanno deciso di non ritornare nel loro paese. Il fenomeno è ricorrente (accade anche nel calcio) e non è affatto irrilevante dal punto di vista dei numeri. Al momento del rientro nel loro paese sono scomparsi un atleta della Repubblica Democratica del Congo, due allenatori e il direttore tecnico della squadra di atletica. Altri sette atleti del Camerun sono risultati irreperibili al momento della partenza: cinque pugili, un nuotatore e un calciatore.

La notizia fa riflettere perché nessuno la riprenderà, nessuno (o quasi) la sottolineerà per proporre una riflessione. Poco prima, quando le olimpiadi erano ancora in corso, giornalisti, commentatori, analisti facevano a gara per raccontare le storie umane di molti atleti, non necessariamente quelli da primato (nella foto l’atleta somalo-britannico Mohamed Farah con la famiglia). Bisognava riempire pagine, avere storie trasversali per tenere in risalto su giornali, sui siti, sulle TV l’evento del momento, cioè le olimpiadi.

Finite le gare, conclusa la sfarzosa cerimonia di chiusura, spenti i riflettori il mondo della comunicazione abbandona questi ragazzi che fino a poco prima erano delle preziose storie da raccontare. Il mondo dell’informazione funziona così. Io che faccio questo mestiere voglio almeno augurare loro buona fortuna. La gara, per loro, comincia adesso.

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