Le omissioni di Barak Obama

imagesDalla Tanzania, ultima tappa del suo tour africano, Barak Obama ha parlato di Congo, uno dei paesi africani più turbolenti e più ricchi di tutto il continente. Il capo della Casa Bianca non poteva fare un viaggio in Africa e non prendere posizione su uno dei temi più spinosi: la guerra – a volte strisciante, a volte combattuta – che in questo paese, soprattutto nelle regioni orientali, si trascina ormai da venti.

Obama ha detto: “I paesi vicini del Congo devono impegnarsi a cessare di sostenere i gruppi armati attivi nell’est. Invito il presidente Joseph Kabila, a fare di più e meglio per riformare le forze di sicurezza. l’accordo di pace firmato lo scorso febbraio ad Addis Abeba da dieci paesi africani non può rimanere un semplice foglio di carta ma va attuato per dare una chance ai congolesi, che non hanno mai avuto questa opportunità a causa dello stato permanente di guerra che vige da troppo tempo”.

Francamente Obama poteva fare di più. I paesi che sostengono i gruppi armati nell’est del Congo, in particolare nella regione del Kivu, hanno dei nomi che il presidente non ha fatto. Perché.

La cosa è stata anche ampiamente criticata a Kinshasa dalla stampa locale. “Obama ha totalmente minimizzato l’implicazione del Rwanda e dell’Uganda nella crisi dei Grandi Laghi. Nel suo messaggio a favore della stabilizzazione regionale ha preferito tacere i loro nomi e chiudere gli occhi” ha scritto il quotidiano congolese Le Potentiel, secondo cui si tratta di “un’ennesima prova della cospirazione internazionale di cui il Congo è vittima”. La stessa fonte di stampa ha denunciato “l’indifferenza sconcertante dimostrata dalla prima potenza mondiale”, chiedendosi se il silenzio di Obama sia “il frutto dell’ingenuità o della complicità”.

Parole grosse, ma comprensibili. Certo, la situazione nell’est del Congo è complicata e anche le forze che agiscono oltre frontiera hanno dei nomi: c’è il Movimento M23 che è appunto accusato di essere sostenuto dal Ruanda. Questo movimento afferma di esserci e di dover combattere perchè il governo congolese sostiene il Fronte Democratico di Liberazione del Ruanda che destabilizza il paese dal Congo.

Insomma il solito gioco di accuse e contro accuse. Un gioco che si arresta solo denunciando chiunque, senza distinzione, sostiene, caldeggia, finanzia, arma movimenti armati nella regione. Obama non lo ha fatto. Ha preferito non andare in fondo, non ha fatto i nomi. Peccato, era una occasione dopo che il presidente americano ha promosso un piano da otto miliardi di dollari per promuovere la produzione di energia elettrica in Africa Sub Sahariana. Un piano nel quale certamente sono coinvolti anche Congo, Ruanda, Uganda. La Casa Bianca poteva esercitare un certo potere condizionatorio, ma non lo ha fatto. Una omissione, quella di Obama, che oscura tutto questo suo primo tour in Africa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *