Morire di sete nel deserto. Il destino dei migranti

downloadUna nuova tragedia dell’immigrazione. Questa volta non è avvenuta nel Mediterraneo ma nel deserto. Per la precisione in quello tra Niger e Algeria.

I morti sono 35, tra loro ci sono anche donne e bambini. Sono morti di sete e i loro corpi sono stati trovati in un raggio di alcune centinaia di metri.

Erano partiti dalla città nigerina di Arlit. Erano una sessantina su due camion, uno dei quali si è guastato. I migranti hanno cercato disperatamente un pozzo, un villaggio, un’oasi.

Quella che attraversa il deserto del Niger è una delle più importanti rotte della migrazione. Raccoglie giovani da paesi come il Mali in guerra, oppure lo stesso Niger o, ancora, dalla Nigeria.

Se fosse andata bene il camion sul quale viaggiavano i 35 migranti morti nel deserto, sarebbe stato un bel soggetto fotografico: un mezzo stracarico di mercanzie colorate con in cima uomini appollaiati, in bilico a rischio caduta: una sfida alla forza di gravità e alla fisica del baricentro.

Il mondo però cambia a secondo da dove lo si guarda. Su quei camion infatti, che per noi sono suggestivi, colorati, esotici, di solito si svolgono drammi e violenze.

Quegli uomini appollaiati in cima di solito pagano fior di dollari per quel viaggio e, spesso, sono stati spogliati di tutte le loro ricchezze, quasi sempre a suon di bastonate.

Se qualcuno, per sonno, per debolezza cade da quella pira di mercanzie quasi sempre viene lasciato sul posto. Nel giro di breve diverrà ossa imbiancate, irriconoscibili, come nel cimitero Mediterraneo.

E, ancora, quei camion sono come le carrette del mare che affondano nel mediterraneo: mezzi pronti solo per la rottamazione, incapaci di affrontare il deserto ma validi per estorcere denaro a giovani pieni di sogni

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