Nairobi sotto attacco. Chi punta sul terrorismo?

imagesLa strage di Nairobi era, in qualche modo attesa. Il Kenya non è nuovo al terrorismo, basta ricordare l’attacco del 1998 da parte di Al Qaeda all’ambasciata americana, contemporaneo ad un analogo attacco in Tanzania.

Del resto poi i miliziani di Al Shebab lo avevano promesso: tutti i responsabili della loro sconfitta in Somalia avrebbero pagato. La guerra andava considerata tutt’altro che finita, sarebbe continuata, ad un livello diverso, in tutti i paesi che avevano contribuito alla loro sconfitta.

In effetti, paradossalmente senza il riscontro mediatico che quella guerra avrebbe meritato, la coalizione che era stata messa in campo per sconfiggere i miliziani Al Shebab in Somalia era immensa: quasi diciotto mila uomini composti da truppe dell’Etiopia, dell’esercito regolare somalo, dei caschi blu dell’Unione Africana e, naturalmente, del Kenya che, oltre alle truppe a terra, aveva messo a disposizione l’aeronautica che aveva spazzato a ripetizione il sud della Somalia, e la marina che aveva piazzato diverse navi da guerra al largo di Kisimaio e aveva martellato la cittadina che è il principale porto del sud del paese.

Su quella frontiera che divide Somalia e Kenya c’erano stati aspri combattimenti e le truppe kenyane non erano andate per il sottile. Avevano chiesto, e ottenuto, anche l’uso dei droni americani sebbene la notizia non sia mai stata confermate.

Ora che gli Shebab abbiano fatto quello che hanno fatto a Nairobi è comprensibile e, addirittura, era prevedibile. Come pure è prevedibile che gli Shebab non si fermeranno. L’Etiopia, ai loro occhi, è responsabile della loro sconfitta almeno quanto il kenya.

Dunque ciò che accade non coglie del tutto impreparati. Anzi, dovrebbe indurre ad essere preparati per il futuro. Non solo a prevenire attacchi di questo genere ma soprattutto ad immaginarsi l’Africa Orientale alle prese con un terrorismo di matrice jihadista diffuso un po’ in tutta l’area, dall’Etiopia alla Tanzania.

L’area è strategica perchè in tutti i paesi africani che si affacciano sull’Oceano Indiano sono stati scoperti ricchi giacimenti di greggio o di gas naturale, talmente ricchi che oscureranno quelli della costa Atlantica (Angola, Congo, Gabon, Nigeria).

Ecco l’Africa del futuro che potrebbe essere riassunta in tre parole: terrorismo e risorse energetiche. Il primo, come accade in molti casi, servirà a definire equilibri e individuare destinatari delle risorse.

Per ipotizzare il futuro volto dell’Africa Orientale e il nuovo assetto geo-politico dell’area bisognerebbe capire chi, già adesso, investe sul terrorismo tenendo conto del fatto che l’impresa di Nairobi necessitava di risorse, di logistica, di armi, di combattenti, di addestramento e di preparazione. Tutte cose che non si creano solo col desiderio di vendetta.

1 comment for “Nairobi sotto attacco. Chi punta sul terrorismo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *