Nel giorno della memoria un genocidio africano

downloadIl giorno della memoria celebra le vittime dell’olocausto e del nazismo. Ho provato a pensare cosa significa questa ricorrenza per l’Africa e gli africani. Mi sono chiesto se questi dovessero trovare un equivalente dell’olocausto nella loro storia a quale si riferirebbero. Purtroppo la storia del continente da questo punto di vista offre molte possibilità.

Certamente chi sta leggendo queste righe avrà già pensato al genocidio dei tutsi, nella guerra civile ruandese del 1994. Quell’evento è stato però fin troppo celebrato nel mondo e in Africa, e a volte è servito per legittimare (anche quando non lo meritava) il governo dell’uomo forte ruandese, Paul Kagame, che in quella primavera del 1994 liberò il Ruanda dai massacratori.

Io vorrei invece celebrare un genocidio più subdolo, ma non meno sanguinoso. Più lontano nel tempo, ma non molto. Anzi, ancora tremendamente attuale perchè la logica che mosse quel genocidio è ancora oggi la logica che muove lo sfruttamento di quelle stesse regioni da parte di potenze mondiali, multinazionali, uomini politici locali e internazionali.

Sto parlando del genocidio compiuto a cavallo tra 1800 e 1900 in quella che oggi è la Repubblica Democratica del Congo. Un genocidio compiuto non da un paese ma da un uomo, un sovrano, che è passato anche per filantropo. Si tratta di Re Leopoldo II del Belgio. Aiutato da un eroe di quel tempo, cioè l’esploratore Enry Morton Stanley che esplorò il bacino del fiume Congo e lo “consegnò” a quel bravo sovrano, “interessato alla civilizzazione di popoli indigeni”. Un genocidio che si compì nel silenzio: l’Europa di allora se ne occupò poco e negli Stati Uniti un solo giornalista, Edmund Morel, riuscì a sensibilizzare l’opinione pubblica e informare su cosa accadeva in Congo.

Ed ecco cosa accadeva in Congo: dagli alberi della immensa foresta pluviale che copre gran parte del paese e che è attraversata dal Grande Fiume, si estraeva il caucciù, una sostanza gommosa assolutamente preziosa per le industrie dell’epoca che si preparavano a fare pneumatici per auto, isolanti vari e oggetti di uso quotidiano. Controllare la produzione di caucciù significava avere in mano un settore sconfinato della nascente industria. Tutti volevano, assolutamente il caucciù.

Ma il caucciù ce lo avevano gli indigeni locali. Niente problema: il sovrano filantropo organizzò un sistema di stazioni sul fiume che, con sistemi estremamente violenti obbligavano le popolazioni locali a portare quantitativi sempre maggiori di caucciù. I villaggi che non ci riuscivano venivano puniti: bambini, uomini, donne venivano mutilati e le mani erano il segno che si era usato il giusto mezzo persuasivo per mantenere la produzione costante, anzi per aumentarla. I morti furono milioni. Ma si trattò di un genocidio occultato, anche in seguito.

Non da tutti per la verità: ai tempi il grande Joseph Conrad scrisse il magistrale “Cuore di Tenebra”. In seguito da Adam Hochshild, fu pubblicato un altro importante libro che raccoglieva tutti i passaggi del lavoro di denuncia di Edmund Morel, “Gli Spettri del Congo”. Pochi sanno che il film Apocalipse Now in realtà è ispirato a “Cuore di Tenebra”. Infine c’è un libro recente del premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa, “Il Sogno del Celta” che racconta la storia di un altro personaggio che ai tempi denunciò il genocidio del Congo, cioè il diplomatico irlandese Roger Casemont.

Infine una riflessione: quel genocidio fu compiuto per il caucciù. Oggi non è cambiato molto. Nello stesso paese, ricco in modo scandaloso di materie prime strategiche, si continua a uccidere con le guerre, con forme di lavoro che non sono molto diverse dalla schiavitù, con la mancanza totale di strutture sanitarie. Oggi lo si fa per altre materie prime strategiche: si potrebbe dire che l’impulso che scatenò quel genocidio agisce ancora: dal 1998 al 2003 nella guerra del Congo sono morte (statistiche Onu) circa quattro milioni di persone.

Cento e più anni fa il caucciù, oggi il coltan, l’oro, l’uranio. La storia continua. Un genocidio potrebbe esplodere ancora, anche oggi.

5 comments for “Nel giorno della memoria un genocidio africano

  1. isabella
    26 gennaio 2013 at 16:22

    grazie, ho imparato una nuova, purtrobbo terribile, pagina di storia

  2. matteo
    26 gennaio 2013 at 17:03

    un altro genocidio africano dimenticato è quello compiuto dai tedeschi ai primi del 900 in Namibia che causò la morte di 3/4 del popolo herero

  3. 27 gennaio 2013 at 09:31

    Grazie Raffaele per questo pezzo di memoria storica (dimenticato e spesso ignorato dai più), che in questa giornata permette di estendere la riflessione generale sui genocidi. Per quanto riguarda gli Herero (commento di Matteo), quel genocidio ha una straordinaria continuità con quello dei nazisti. Nell’allora Africa Tedesca (oggi Namibia) si sperimentarono le prime tecniche di eugenetica con cui poi si “giustificarono” le follie naziste.

  4. Alvaro
    28 gennaio 2013 at 13:12

    Raffaele ,

    sempre preziosa la tua documentazione . Curiosa la testimonianza di Edmund Morel sul genocidio africano mentre in quegli anni negli Stati Uniti si stava compiendo quello sui ” nativi d’America ” , con stampa … fedele e di parte ! Certo che una Hit Parade di questi genocidi ( lungo il cammino dell’uomo ) è cosa lunga ed ampia . Un solo “memo” , forse di riflessione , su quello ARMENO , realmente e volutamente dimenticato …
    Ciao Alvaro

  5. antonella
    10 dicembre 2013 at 17:57

    grazie per questo documento e per gli interventi di cui in parte sapevo già’ l’esistenza. Non si e’ mai finito di imparare!!!!
    grazie per questo aggiornamento di cui parlerò’ alla mia terza !!!

    prof. antonella

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