Paradossi africani

indexDi solito non rispondo a chi commenta i miei articoli su questo blog. Faccio una deroga per quanto riguarda quello precedente a questo su Blè Goudè perché, mi sembra, abbia riaperto una discussione – quella sull’esito della guerra civile in Costa D’Avorio – evidentemente mai sopita.

Rispondo con un nuovo post per chiarire come la penso sulla guerra civile in Costa d’Avorio, sia suoi protagonisti, sia quelli sul terreno, i vincenti e i perdenti, sia quelli occulti, come la Francia.

Non ho mai esultato per la vittoria dell’attuale presidente Alassane Ouattara. Non ho dubbi sul fatto che rappresenti la “soluzione francese”, cioè l’uscita dalla crisi ivoriana voluta e perseguita, apertamente e anche in modo occulto, da Parigi. Sono sempre molto critico con la politica estera francese in Africa. Politica che non cambia mai, che al potere ci sia Mitterand o Chirac, Sarkozy o Hollande.

Sono critico come lo sono molti di quelli che hanno contestato il mio post di ieri. Ma, francamente, quando la Francia ha fermato militarmente i miliziani di Al Qaeda che stavano per arrivare a Bamako dopo avere conquistato il nord del Mali, sono stato contento. Il paradosso è che a provocare quel pericolo era stata la Francia stessa che poi ha dovuto correre ai ripari. E io, a malincuore, ho fatto il tifo – un tifo sfegatato – perché riuscisse a riparare.

Dico questo perché vorrei che fosse chiaro che non ho mai pensato che la “soluzione francese” fosse una soluzione giusta e nemmeno che fosse la soluzione migliore per la Costa d’Avorio.

Allo stesso modo però penso che la soluzione Gbagbo fosse del tutto imperseguibile e dannosa. Gbagbo non era confortato come presidente da nessuna elezione se non una consultazione alla quale avevano partecipato meno di un terzo degli aventi diritto. Inoltre nei dieci anni di potere ha dimostrato di non avere a cuore i problemi del paese, ma quelli di un entourage di personaggi torbidi dai quali si era fatto circondare. Uno di questi quel Blè Goudè che aveva fatto dell’intimidazione, dell’arroganza e della violenza le armi con le quali servire l’uomo che lo aveva fatto ministro.

Altra questione: c’erano (e ci sono) personaggi analoghi a Blè Goudè anche nell’altro campo, quello dei vincenti? Non ho dubbi c’erano e bisognerebbe perseguire anche loro, se se ne hanno gli elementi.

Come ho scritto anche nell’articolo di ieri, nella crisi e poi nella guerra della Costa D’Avorio tutti hanno giocato sporco. Non ci sono buoni e cattivi. Ma ciò non significa che la Corte Penale, se ha individuato uno di quei giocatori loschi, non lo debba perseguire.

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