Per rubare qualche voto in più: cronache da un congresso spettacolo

E’ in corso di svolgimento in Sudafrica il Congresso dell’Anc. Non si esagera se lo si definisce uno spettacolo a metà tra la propaganda ad uso e consumo di un popolo deluso, ma che non ha alternative, e una sorta di resa dei conti tra gangster nella quale tutti si aspettano il sangue.

Il Congresso si è significativamente aperto con ritardo perchè la Corte costituzionale aveva annullato i risultati della conferenza provinciale del Free State, rappresentato al congresso nazionale dell’Anc con 250 membri. Era successo che un fronte interno di oppositori si era rivolto alla giustizia per impedire la partecipazione di quei 250 rappresentanti. La posta in gioco è evidente: per la direzione del partito, ambita sia dal presidente Jacob Zuma, forte del sostegno dei delegati di sei delle nove province del Sudafrica, che dal suo vice Kgalema Motlanthe, ex capo dello Stato per pochi mesi tra il 2008 e il 2009, quei 250 voti avrebbero potuto rivelarsi determinanti.

Un altro significativo passaggio è stato l’arrivo al Congresso dell’ex dirigente della Lega giovanile dell’Anc, Julius Malema, espulso lo scorso marzo, incriminato per riciclaggio e corruzione dopo essere entrato in rotta di collisione con il presidente Zuma. Assieme ai suoi colleghi espulsi – l’ex segretario generale Sindiso Magaqa e il portavoce Floyd Shivambu – Malema ha chiesto al comitato disciplinare del partito di rivedere il provvedimento e di essere reintegrato nel partito.

Il Congresso è determinante in vista delle elezioni del 2014. I discorsi, finora, sono stati quelli attesi: parole rituali che ormai non dovrebbero più incantare nessuno. Il presidente Jacob Zuma ha ripetuto ciò che tutti i dirigenti del partito ripetono da anni, senza quasi spostare nemmeno le virgole: “La strada verso la prosperità sarà lunga e ardua – ha detto – ma l’Anc rimane l’unica speranza per i poveri e gli esclusi. Personalmente mi impegno a sviluppare politiche per favorire la crescita economica e il mercato occupazionale”.

Parole che vengono ripetute a fronte di un paese che ha sempre gli stessi problemi che si aggravano: il maggior tasso di aids di tutto il continente, una disoccupazione a cifre esorbitanti, un livello di violenza diffuso gravissimo, una corruzione dilagante nella quale i dirigenti dell’Anc sono campioni, delle township a livelli dei paesi più poveri dell’Africa. A tutto questo si aggiungano le critiche, più che giustificate, per la gestione dell’ondata di scioperi nelle miniere, conclusasi con 60 vittime tra agosto ed ottobre. Diverse inchieste hanno stabilito che dirigenti del partito avevano pacchetti azionari nelle multinazionali del platino e dell’oro che ne facevano soggetti interessati ai profitti delle imprese piuttosto che al progresso dei lavoratori.

E ciò che fa più tristezza è che uno dei momenti più ripreso dai media sudafricani e internazionali è stato l’ingresso trionfale di Zuma, con balli e canti in onore dell’ex presidente Nelson Mandela, cui hanno partecipato i 4500 delegati presenti nella sala.

Povero Madiba, ridotto ad icona utilizzata senza vergogna per rubare qualche voto in più.

 

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