Pornografia della sofferenza o anestesia dell’intelligenza

the missioHo visto gli spezzoni della trasmissione “Mission” che circolano in rete. Non mi sono scandalizzato. Mi aspettavo esattamente quello che ho visto, cioè una farsa (peraltro recitata male) che non ha nulla a che fare con campi profughi, rifugiati e soprattutto non ha nulla a che fare con l’informazione che gli ideatori (Intersos, Alto commissariato Onu per i Rifugiati, Rai) pretendono di fare.

Chi da tempo frequenta l’Africa e i campi profughi sa bene che in quei luoghi non ci sono abitazioni come quelle frequentate dalla Barale e dal Principe, con tutti i bambini ordinati che guardano. E sanno bene che in un campo per rifugiati non ci si mette un caschetto giallo per imbiancare una parete…

Non spendo altre parole su questa farsa. Ho già ampiamente criticato “Mission” che considero una degenerazione dell’informazione, dell’intrattenimento, del servizio pubblico italiano.

Non dico altro, dunque. Mi associo alle critiche. Sono d’accordo su tutto. Ma rassegnamoci: la trasmissione andrà in onda. Anzi le nostre polemiche serviranno ad alzare l’audience come è avvenuto per “Il Grande Fratello” e per le “Isole dei Famosi”.

Non scambiate questa dichiarazione per rassegnazione. Penso che qualche responsabilità sul fatto che si finisca sempre in questi “cul de sac” ce l’abbiamo anche noi. Intendo dire che nel passato un certo giornalismo di sinistra (quello stesso che oggi critica “Mission”) ha raccontato un’Africa gravemente stereotipata, al punto da essere quasi offensiva (per gli africani, intendo): guerre, crisi, saccheggi, violenze, violazioni senza soluzioni di continuità.

Certo, l’Africa è anche questo, ma non solo. Il fatto è che poco spazio ha avuto, anche nei nostri servizi, nei nostri articoli, nei nostri reportage l’Africa della società civile che oggi c’è, è vitale, molto più di quella italiana. E’ informata, legge di più di quanto si legga, per esempio, in Italia. E’ capace di essere solidale come noi non sappiamo più essere. E’ creativa, ironica, allegra in contrapposizione alla cloroformizzazione, all’astiosità e alla cupezza che domina la nostra vita politica e il nostro giornalismo. E’ capace di battersi per la giustizia e l’uguaglianza e in Africa, per farlo, bisogna essere molto coraggiosi.

Quando fu eletto Barak Obama, un grande scrittore africano, il mozambicano Mia Couto, ribatté a tutti i presidenti del continente che enfatizzavano l’elezione del primo presidente di origini africane a capo della maggiore potenza economica, politica e militare del mondo, che “se Obama fosse stato in Africa non sarebbe arrivato nemmeno alle primarie”.

Ecco: quel giornalismo che oggi critica aspramente “Mission”, in questi anni ha saputo cercare i tanti “Obama” dell’Africa? Ha saputo valorizzarli? Farli conoscere? Farlo avrebbe anche voluto dire proteggerli. Mi chiedo: perché mai un leader africano diventa famoso solo quando finisce in galera o, peggio, viene ucciso. Mai prima, quando si tratta di rendere visibile la sua lotta e, facendola conoscere, rafforzarla.

Il fatto è che, in questi anni, l’informazione (quasi tutta) si è adeguata al fatto che si vende più facilmente l’orrore e ha offerto quello, riempiendo la TV, i giornali, la rete e le radio di stupri, bambini soldato, guerre, fame, epidemie.

Scusate, ma forse abbiamo fatto scuola: con “Mission” la Barale, i Cucuzza, i Principi, gli Al Bano, Intersos, l’UNHCR fanno esattamente questo, cioè offrono ciò che si ritiene più vendibile, più a effetto.

Scusate, ma forse non abbiamo fatto un favore all’Africa e agli africani che hanno bisogno di informazione vera, completa.

8 comments for “Pornografia della sofferenza o anestesia dell’intelligenza

  1. 29 novembre 2013 at 10:53

    Gent. Sig. Masto,
    il suo articolo Pornografia della sofferenza o anestesia dell’intelligenza (http://www.buongiornoafrica.it/pornografia-della-sofferenza-o-anestesia-dellintelligenza/#sthash.djGW8Qe2.dpuf) termina con queste parole:
    “informazione vera, completa”.
    Quella che lei ha omesso di fare, pubblicando, senza citarne la fonte, la mia immagine relativa all’articolo pubblicato sul mio sito (http://carlinhoutopia.wix.com/ceraunavolta#!i-senza-vergogna/c21l8) e, quel che è peggio, senza fare riferimento alcuno proprio a quell’articolo, firmato da Silvestro Montanaro, involontario autore del titolo del suo blog.
    La invito pertanto a voler citare la fonte dell’immagine o a rimuoverla.
    Grazie per l’attenzione.
    Carlinho

  2. Matteo
    29 novembre 2013 at 11:26

    AMMINISTRATORE BLOG
    Salve, ci scusiamo per l’omissione del credito relativo alla foto del suo sito e all’articolo firmato da Montanaro che lei cita nel suo commento.
    Abbiamo quindi provveduto a cambiare l’immagine come da lei richiesto.
    Cordiali saluti

  3. 29 novembre 2013 at 16:17

    Bellissimo, mi fa piacere che qualcuno dica queste cose, non vedo il nome dell’autore comunque condivido! Spesso mi chiedo se soprattutto le ONG gestite da donne occidentali si rendano conto che una nostra nonna che avesse vissuto gli orrori della guerra si sentirebbe oltraggiata vedendo la propria faccia esposta sotto ad un titolo che parla solo di stupri… come può prevalere l’assurda sensazione di stare aiutando queste persone con un semplice clic nelle reti sociali che rafforza questo tipo settario e maniacale di (dis)informazione? Quante immagini rubate, quanta maleducazione.

    • 29 novembre 2013 at 16:25

      AGGIUNGO CHE NON AVEVO LETTO I COMMENTI SOPRA QUINDI IL MIO È INDIPENDENTE :-)

  4. Camilla Giudici
    29 novembre 2013 at 16:29

    E’ vero, bisogna citare le fonti….quel che è giusto è giusto, e non va visto solo come una pretesa di paternità ma anche come una condivisione di opinioni ed eventualmente di responsabilità…..Anche se devo ammettere che a me non sarebbe passato per la testa come la cosa più importante… La cosa importante è invece che, nonostante le nostre 98.000 firme contro, la trasmissione andrà in onda e sarà quel che sarà, ovvero quello che ormai ci aspettiamo…
    Mi piace molto il tuo articolo, scritto senza troppa enfasi scandalistica…Mi piace soprattutto perché mette in evidenza le ‘luci’ dell’Africa che esistono davvero anche in quelli che passano come i luoghi più bui….Grazie per questo!
    Io ho firmato la petizione, ma, nonostante le richieste di boicottaggio, credo che guarderò la trasmissione…..Tanto ormai siamo caduti in basso…e allora tanto vale che mi diletti a vedere dove andranno i nostri vip, e soprattutto che effetto faranno gli occhiali all’ultima moda della Barale sullo sfondo, tenuto invisibile, della sofferenza…..

  5. mazzeo vincenzo
    29 novembre 2013 at 18:47

    Condivido pienamente il contenuto. Noi, e intendo italiani, dell’Africa non conosciamo niente, o meglio, grazie alla distorta informazione, di cui si parla nell’articolo, sappiamo i fatti di cronaca, che riguardano le guerre, uccisioni ecc. E questo fa aumentare il nostro pregiudizio verso queste popolazioni. Mi permetto di obiettare, però, che la cattiva informazione non è di una certa stampa di sinistra, ma di tutto un sistema (la televisione è il suo punto centrale) che domina da tempo le nostre menti, le manipola a sua piacimento. Il suo scopo è quello di all’ontanarci dai valori della persona, per farci diventare dei perfetti consumatori. Ciò che conta è il mio apparire, il mio avere soldi, e non importa se questo significhi calpestare l’altro, perdere la mia dignità. Certo, come si dice nell’articolo, anche noi siamo responsabili di tutto questo: abbiamo accettato che il mondo che ci presentava la televisione entrasse nelle nostre case, nella nostra carne. Tante sono le persone ( io sono tra queste) che hanno protestato, che si sono scagliate contro il “grande fratello” o altri programmi spazzatura. La loro è stata una voce nel deserto. Comunque, non fermiamoci. Continuiamo in questo nostro desiderio di volere una società più rispettosa dell’umanità.

  6. Ludovico Gammarelli
    30 novembre 2013 at 09:12

    Complimenti per l’articolo, nel quale mi rispecchio in pieno. Finalmente riusciamo a capire che Mission è il frutto di un’immagine sbagliata data al continente, è frutto della semplificazione dell’informazione italiana. Chiunque oggi tra i vari giornalisti o pseudo commentatori che stanno criticando Mission si basa sull’immagine di un’Africa che “deve” soffrire, che non ha speranze.
    Questo articolo finalmente mette un po ‘ di chiarezza. L’Africa, o almeno quei paesi africani che conosco, mi hanno dimostrato che la visione semplicistica che ne vogliamo fare in Italia non ha nulla di reale, e che le polemiche su Mission sono assurdità fatte da persone che non hanno idea di quello che stanno dicendo.
    Grazie per quest’articolo!

  7. davide demichelis
    1 dicembre 2013 at 10:20

    Giusto Raffaele! Sono talmente d’accordo, che ti invito a ritrovare le ragioni di quello che hai scritto in Radici. Oggi, domenica 1, andiamo in Burkina Faso, alle 13 su Rai Tre

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *