Sacrifici umani sull’altare della crescita

downloadNon accennano a fermarsi le proteste in Mozambico contro la multinazionale brasiliana Vale che sfrutta a Moatize una delle più grandi e ricche miniere di carbone di tutta l’Africa. La polizia, secondo testimoni locali, avrebbe caricato a più riprese un gruppo di manifestanti che aveva eretto una barricata con pietre e materiale di scarto impedendo l’uso di una ferrovia che collega la miniera ad un terminale sull’Oceano Indiano.

Alla fine degli scontri – che si verificavano per la seconda volta in meno di un mese – ci sono stati arresti e feriti. La protesta era scoppiata perché Vale si è rifiutata di concedere una richiesta di indennizzo da parte di una comunità locale che ha dovuto trasferire nei villaggi cosiddetti di re-insediamento tutte le proprie attività economiche.

I rappresentanti della comunità hanno detto di avere richiesto alla polizia e alle autorità il permesso di manifestare ma di avere ottenuto un netto rifiuto come se governo locale e nazionale e forze dell’ordine fossero al servizio di Vale piuttosto che dei cittadini.

Probabilmente le cose stanno esattamente così. Vale può certamente vantare diritti di sfruttamento, estrazione e commercializzazione concessi dal governo di Maputo. Dal punto di vista legale ha sicuramente tutte le carte in regola per sfruttare questo immenso sito carbonifero. Ma il fatto è che la classe politica mozambicana, ansiosa di sfruttare ricchezze che sembrava non avesse, ha autorizzato la multinazionale a sacrificare le popolazioni locali che hanno dovuto abbandonare villaggi, insediamenti e quel minimo di attività agricola di sussistenza che è la vera garanzia della popolazione rurale contro la miseria.

In Mozambico, paese stabile da venti anni e con una formidabile crescita economica, si susseguono proteste della popolazione non solo nell’area di Moatize ma anche in Zambesia o in altre province dove sono state trovate ingenti ricchezze minerarie: petrolio, pietre preziose, oro, gas naturale. E assieme alle proteste della popolazione si verificano forti contrasti politici che il Mozambico non ha mai conosciuto.

Il fatto è che la storia di questo paese è un classico: nei due decenni passati, apparentemente povero di risorse ha potuto crescere e mantenere una buona stabilità politica. Oggi, che si scopre ricco, rischia di perdere la pace sociale interna e il sostegno della popolazione. E gli interessi esterni hanno già frantumato i vecchi accordi politici che hanno mantenuto il paese in pace.

Ecco cosa è capace di sacrificare sull’altare della crescita una classe politica incapace di distribuire equamente la ricchezza.

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