Sudan: un matrimonio di interessi

imagesE’ una storia incredibile e drammatica al tempo stesso. Riguarda due paesi: il Sudan del Nord e il Sudan del Sud. Quest’ultimo ha ottenuto l’indipendenza due anni fa, tramite un Referendum previsto dagli accordi di pace del 2004.

Nonostante la secessione però Nord e Sud sono costrette, da un dispetto geopolitico, storico e minerario, ad un matrimonio di interessi: Un tempo formavano il più grande paese africano, un paese composto da un nord arabo e di religione musulmana e un sud nero e cristiano-animista. Comandava il nord e il sud, si ribellava con una guerra civile che era diventata la più lunga di tutto il continente africano.

Il Sudan era un paese petrolifero. Con i proventi del petrolio il Nord aveva fatto della sua capitale, Khartoum, una città moderna di grattacieli e strade asfaltate. Ma soprattutto aveva saputo giocarsi quella ricchezza in modo da far fronte alla guerra con il sud e a non far pesare troppo il conflitto sulla popolazione araba che sosteneva il presidente Omar Al Bachir.

Su quest’ultimo c’era una certa pressione internazionale che si è tradotta anche su una accusa da parte della Corte Internazionale di crimini di guerra e genocidio. Omar Al Bachir ha dovuto concedere il referendum, ha dovuto accettare la sconfitta e concedere la secessione.

Ora ci sono due paesi che hanno entrambi un estremo bisogno uno dell’altra ma preferiscono morire piuttosto che collaborare.

downloadLe cose stanno così: il nord non ha giacimenti di greggio che invece giace abbondantemente nel territorio che costituisce il sud. Ma il Sud non ha sbocchi al mare, non ha strade, non ha infrastrutture, non ha oleodotti, non ha terminali e il petrolio non si mangia…

Il nord invece ha tutto: un terminale petrolifero sul Mar Rosso, Port Sudan, chilometri di oleodotti, infrastrutture che però non si mangiano… I proventi derivanti dalla vendita del greggio sono drammaticamente indispensabili per il Sud che non ha altre entrate se non quelle petrolifere. Ma sono indispensabili anche per il Nord dove il potere di Omar Al Bachir vacilla e la crisi economica ha fatto nascere nuovi oppositori e ha rafforzato quelli vecchi. Eppure Nord e Sud sono riescono a non fare un accordo semplice: il Nord mette le infrastrutture, il Sud il petrolio e i proventi si dividono. No, preferiscono morire.

Il Nord ha accusato il Sud di sostenere i ribelli che combattono lungo la frontiera e ha bloccato il flusso di petrolio al nord. Così ci sono due paesi alla fame. Ma non sarebbe nulla se si trattasse di due classi politiche a rischio estinzione. Purtroppo si tratta di due (anzi molte di più) popolazioni che hanno sulle spalle una interminabile guerra civile, due milioni di morti, altri svariati milioni di profughi tra sfollati interni e rifugiati all’estero

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