“The Mission”: audience e popolarità. E i rifugiati?

downloadLa polemica monta ancora sulla trasmissione Rai “The Mission” sui rifugiati. Così nel dibattito che si è allargato si è venuto a sapere qualche dettaglio in più: per esempio pare che per realizzare la trasmissione in Sud Sudan con Michele Cocuzza e Barbara De Rossi si è mossa una troupe di quattordici persone.

Conosco la regione e le problematiche e posso assicurare che l’arrivo in un campo profughi di una troupe di una ventina di persone (probabilmente anche inesperte di quelle delicate situazioni) con relativo materiale tecnico al seguito deve essere stato devastante, un vero terremoto.

Se poi si aggiunge che i due Vip avranno certamente avanzato richieste, forse hanno fatto qualche capriccio, si può immaginare che qualunque attività umanitaria avrà come minimo subito dei rallentamenti o addirittura si è fermata.

Sul piano dell’informazione poi, per capire quale sarà il livello della comunicazione, basta leggere il surreale racconto di Michele Cocuzza e Barbara De Rossi riportato sulla rivista “Grand’Hotel”: “Quanta paura in Africa”. Vi si legge che hanno rischiato di rimanere contagiati da Ebola, che sono state chiuse le frontiere, che non potevano nemmeno telefonare a casa…

E i rifugiati? Ma insomma, non era per loro che è stata fatta la trasmissione?

In realtà fare informazione su una situazione come quella significa raccontare cosa l’ha prodotta, cosa c’è in gioco, chi ha interesse a fare della guerra sulla frontiera tra i due Sudan un conflitto infinito… e tanto altro ancora.

Se Rai, Intersos, i Vip volessero mettere una toppa a questa gaffe dovrebbero come minimo cominciare a dire la verità. Michele Cocuzza e Barbara De Rossi dovrebbero dire che hanno bisogno di popolarità, punto e basta.

Intersos dovrebbe dire che “The Mission” è un espediente per ottenere un po’ di visibilità che aiuta a fare raccolta fondi, di cui tutte le ONG hanno un estremo bisogno in questi tempi di crisi e di concorrenza sanguinosa nel mondo della cooperazione. La Rai dovrebbe dire che quella trasmissione era un modo per creare un mix efficace per fare audience.

Non c’è niente di male: i Vip devono essere famosi, è il loro lavoro. Le Ong hanno bisogno di fondi, altrimenti non lavorano, La Rai… La Rai è un servizio pubblico e dovrebbe fare informazione, anche se perde qualche punto di ascolto nella concorrenza con Mediaset. Non sarà un dramma! Magari, così facendo, si conquisterà ascoltatori che ha perso da tempo.

Faccio una proposta alla Rai: se proprio interessano i rifugiati, perché il costo di una puntata di “The Mission” non viene impiegato per finanziare una missione di giornalisti in Congo, in Sudan, al confine con la Siria. Giornalisti di testate povere intendo, quelle che a volte, come Radio Popolare, si svenano e fanno sforzi incredibili per mandare un inviato in situazioni di cui non parla nessuno, ma esistono…

Se non vuole accettare questa proposta che ci faccia il piacere, invii i suoi di giornalisti e mandi i loro servizi in prima serata. Grazie.

4 comments for ““The Mission”: audience e popolarità. E i rifugiati?

  1. isabella
    9 agosto 2013 at 07:16

    Hai proprio ragione……che tristezza!

  2. Luigi Consonni
    9 agosto 2013 at 13:55

    Ben scritto, Raffaele!
    Un ben assestato schiaffone a chi si è inventato The Mission.
    Grazie!

  3. Camilla Giudici
    9 agosto 2013 at 14:00

    Ciao…Vedere il mio nome e indirizzo già belli pronti è una tentazione troppo forte…E quindi dico ancora il mio pensiero. Io non penso proprio a Cucuzza e De Rossi e alla loro “necessità” di essere famosi…si può vivere anche senza esserlo o comunque avere la sensibilità di saper scegliere come esserlo. E non penso nemmeno alle ONG e al loro bisogno di soldi….Ci sono mille modi , quasi sempre sconosciuti, per finanziare progetti intelligenti e completi in Africa e ovunque. Non posso fare a meno di ripetere quello che ho già affermato nel precedente commento: io penso soltanto alla mancanza di rispetto per la dignità di “persone” (ci dimentichiamo che anche loro sono “persone”?) disperate e alla indegna speculazione che se ne vuol fare…Non sono d’accordo con te sulla proposta di destinare il corrispettivo del costo di questa pensata a troupe di giornalisti di piccole testate…E’ la RAI che, non solo non deve mandare in onda queste puntate, ma, come servizio pubblico, DEVE rimediare decidendosi finalmente a pensare anche a chi vuole conoscere quello che succede nel mondo non attraverso inutili show ma tramite servizi autentici di giornalisti che vivono sul posto e sanno come informare. Non credo che lo farà, l’audience e gli introiti della pubblicità sono troppo importanti…Ciao, scusa se parlo tanto e se talvolta non sono d’accordo.

  4. Alberto Rovelli
    9 agosto 2013 at 15:42

    Bravo Raffaele … ci aiuti a stare svegli e a non prendere tutto per oro colato quanto serve solo al gossip.
    La RAI non abbia paura di ritornare a un’informazione fondata sulla verità dei fatti anche se questi sono a volte scomodi.

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