Una vecchia conoscenza

images (1)La firma è nota: quel Magdi Cristiano Allam che, da ex immigrato, come si definisce lui stesso, è diventato “più realista del re”. Un po’ come i poveri arricchiti che riescono a mostrare tutta l’arroganza, l’ostentazione, il cinismo che alcuni ricchi veri, quelli che lo sono da sempre, non hanno bisogno di mostrare.

Ecco, lui è riuscito a scrivere un articolo infarcito dei peggiori luoghi comuni sulla nomina a ministro dell’integrazione della dottoressa congolese Cécile Kyenge. Il titolo è già significativo: “Il nuovo ministro dell’integrazione: quella nomina razzista intrisa di buonismo”. Ecco alcuni degli incredibili argomenti di Allam che accusa chi l’ha nominata di “promuovere un modello di società multiculturalista, relativista e buonista dove si vorrebbe adottare l’ideologia immigrazionista” (poveri noi!). Naturalmente Magdi Allam, solletica il nervo più sensibile e più scontato per avvalorare il suo pensiero (sic): afferma, cioè che di fronte a sei milioni di disoccupati chi governa deve pensare “Prima agli Italiani”, invece di nominare un ministro nero per guadagnare voti. Gli argomenti non sono solo questi, l’articolo contiene alcune perle che francamente faccio ancora fatica ad ascrivere ad un personaggio che è stato vice direttore del Corriere della Sera, che ha fondato un partito, che ha trovato un certo credito, oltre che nel mondo del giornalismo, anche nel mondo politico.

Più che contestare punto per punto l’articolo di Allam (chi vuole si legga l’articolo integrale) mi preme ribadire che personalmente ritengo che la nomina di Kyenge abbia un valore quasi solo simbolico. Non credo proprio che la neo-ministro, che peraltro regge un ministero senza portafoglio, possa nel governo Letta introdurre cambiamenti significativi o portare al voto leggi che introducano novità o cambiamenti importanti. Come potrebbe in un governo che vive grazie al sostegno della destra? Per farli i cambiamenti veri bisogna avere alle spalle un governo motivato, ideologicamente e politicamente compatto, che abbia fatto della questione integrazione una bandiera.

imagesNon mi sembra questo il caso. Da questo punto di vista anche io penso che la nomina di Kyenge sia il frutto di una tattica politica, di un politicismo di facciata, di una affermazione di identità che bisognava far valere di fronte al rischio di un governo che mostrasse troppo marcatamente la vittoria della destra.

Insomma la nomina della Kyenge non fa paura a nessuno. Preoccupa solo Magdi Allam che l’ha interpretata come il primo passo di minacciose forze oscure che vorrebbero cancellare la “sua” identità nazionale. Si tranquillizzi Magdi Allam: la crisi sta già cambiando i flussi migratori. In Italia non c’è lavoro, non circola denaro e i migranti ora vanno in paesi più promettenti: Turchia, India, Russia. “Meno male, siamo salvi! Viva la crisi!” – dirà il nostro ex immigrato.

Personalmente non sono affatto contento. In un paese come l’Italia gli stranieri non sono un problema, ma una risorsa. La nomina della Kyenge (al di la della politica), un personaggio come Balotelli (al di la del calcio) e le ormai migliaia di lavoratori stranieri sono il segno che questo paese può cambiare. E non si faccia retorica: l’immigrazione non è un fenomeno eccezionale che colpisce i nostri tempi e il nostro paese. No, fa parte della storia dell’umanità. E chi ha saputo sfruttarlo è diventato una grande potenza. Gli altri hanno perso.

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